Tra El Greco e Goya Zecchi parla della «sua» Spagna

Diverse e molteplici sono le forme attraverso le quali l'uomo viene ad appropriarsi nella sua anima di un luogo, lo fa suo, lo colora con le tinte del suo sentimento, sia esso un paese o una città, una costa di mare o il profilo di una montagna, lo scorcio di una piazza o una panchina al limitare di un bosco secolare. Il ricordo tiene viva l'esperienza dei sensi ormai sbiadita, uno sguardo superiore e quasi spirituale ridisegna i contorni di paesaggi dell'anima che continuano a vivere nelle forme visibili, negli oggetti, nei volti delle persone che abbiamo incontrato. In essi riconosciamo noi stessi, i tratti del nostro carattere e dei nostri gusti e spesso la voce del nostro destino. Pensiamo al nostro modo di abitare e di vivere il mondo, alle tante occasioni in cui, appropriandocene appunto, conferiamo a esso un significato assolutamente unico e nostro, spesso forse ambiguo e illusorio, ma pur sempre straordinario. La storia dell'uomo è in un certo senso la vicenda stessa di questa esperienza, che sempre si rinnova e si trasforma, e interrogarsi su di essa è allora un compito irrinunciabile per l'uomo che intende comprendere un po' di più se stesso e il proprio mondo. Scopriamo allora che sono soprattutto i grandi artisti coloro che, con le loro opere, hanno profondamente segnato il nostro spirito e la nostra immaginazione, la nostra visione delle epoche e degli spazi.
È proprio a questi temi che è dedicato il ciclo di incontri organizzato presso l'Instituto Cervantes di Milano dal titolo «La mia Spagna», avviatosi già nel gennaio 2006 e proseguito con la partecipazione di personaggi quali Claudio Magris, Gillo Dorfles, Sergio Romano e Massimo Cacciari. L'incontro di oggi (ore 18 - via Dante, 12), che avrà come ospite e prezioso interlocutore Stefano Zecchi, filosofo e attento interprete della nostra contemporaneità, intende proseguire proprio questo viaggio nel mondo simbolico dell'uomo attraverso le immagini che di questo eccezionale paese ci hanno consegnato i suoi grandi artisti e poeti e i suoi più famosi visitatori e frequentatori. La Spagna di Zecchi è così terra di fuoco e di passione, di amore e di morte, di forme vive ma trasfigurate dall'arte: è il colore inconfondibile di El Greco e di Goya, la vigorosa poesia di García Lorca, la filosofia coraggiosa di Ortega y Gasset. Ma è anche la Spagna attraversata dallo sguardo del viaggiatore che, come Hemingway, cerca proprio nelle pieghe delle sue contraddizioni la propria anima.