«Election day in Lombardia entro ottobre»

«Stiamo lavorando a un grande election day già a ottobre per scegliere i nuovi segretari cittadini e provinciali in Lombardia». Roberto Formigoni fa la spola tra il grattacielo della Regione a Milano e il Meeting di Rimini, quest’anno ancor più evento cult della politica d’agosto dopo il bagno di folla del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Ricchissima la presenza dei politici (e non solo) milanesi. E così la grande festa ciellina diventa l’occasione per ricominciare a tessere le strategie di un autunno-inverno che per il centrodestra, dopo la batosta elettorale, si annuncia piuttosto complicato. Anche se a stemperare le tensioni è arrivata l’apertura del coordinatore regionale del Pdl Mario Mantovani con l’annuncio dell’intenzione di affidare agli iscritti (vecchi e nuovi) la scelta dei nuovi vertici locali. Una strada più volte indicata da Formigoni che negli ultimi giorni è tornato a battere con decisione sulla necessità per il Pdl di «un grande bagno di democrazia». Il rischio, in caso contrario, è di trovarsi molto vicini «al funerale del partito». Perché «così è una casta, urge una riforma strutturale, non è possibile andare avanti». Il programma? «Intanto azzeriamo le gerarchie» per poi ripartire dalle primarie «a tutti i livelli, l’irruzione di una grande forza innovatrice. Basta listini bloccati».
Dopo l’apertura di Mantovani, tra i due c’è stata una telefonata piuttosto distesa e l’impegno a stendere l’agenda dei prossimi mesi. «Si riconferma - ripete Formigoni - il piano di rinnovamento del Pdl disegnato all’inizio dell’estate. Anche perché la Lombardia è attesa da appuntamenti ravvicinati e importanti. Sarà infatti la prima regione a essere visitata da Angelino Alfano, il nuovo segretario politico. «E non sarà una visita turistica», assicura Formigoni. Perché «con lui stiamo già parlando dell’election day». Solo il primo passo. «Entro Natale - aggiunge Formigoni - si dovranno eleggere anche i coordinatori regionali». Finora nominati direttamente da Silvio Berlusconi. Tema assai più spinoso. Anche perché Mantovani, che è quello lombardo, ha più volte ripetuto di essere in carica da troppo poco tempo per poter accettare di essere già messo in discussione.
Tutti temi destinati a rendere l’autunno del partito incandescente. Così come sono stati bollenti giugno e luglio. Perché nella partita vorrà entrare anche l’ex coordinatore, oggi presidente della Provincia, Guido Podestà. Dato in rotta di avvicinamento a Formigoni e per nulla intenzionato a modificare quella di collisione con Mantovani. Con i ministri lombardi Mariastella Gelmini e Paolo Romani sempre attenti a quel che succede in un territorio simbolo per Berlusconi e che presto vedrà votare città chiave come Monza e Como. Una partita a scacchi, dunque, che porterà al grande appuntamento di settembre, quell’assemblea regionale già saltata tra mille polemiche a luglio e che vedrà appunto l’arrivo di Alfano. E il tentativo dei formigoniani di fissare la data delle elezioni interne. «Centinaia di partecipanti - spiega il governatore - Parlamentari, ministri lombardi, consiglieri, assessori e dirigenti cittadini, provinciali e regionali per approfondire la situazione del partito in Lombardia. Perché dobbiamo dare voce al popolo, affidiamo alle urne un grande cambiamento. Ce lo chiede, anzi ce lo hanno già chiesto gli elettori». E il riferimento è ovviamente all’ultimo tracollo. «Dobbiamo dare un segnale forte. Far capire che sono loro a decidere». Sarà possibile? «Stiamo andando in quella direzione. Come è giusto e doveroso».