Election day, il sì dell’ex premier. "Ma sarà un caos"

Roma - L’election day si farà. Ieri An e Udc si sono dette favorevoli, come la Lega, e a fine serata è caduta anche l’ultima resistenza, da parte di Fi. Silvio Berlusconi ha annunciato a Porta a porta, un po’ a malincuore: «Ho dato il nostro consenso, ma ci sarà una gran confusione, soprattutto per le persone di una certa età. A Roma si ritroveranno con almeno 5 schede». Domani, dunque, il Consiglio dei ministri varerà il decreto-legge per l’accorpamento di elezioni politiche e amministrative il 13 e 14 aprile.

Dopo l’appello di Giorgio Napolitano a trovare l’accordo tra maggioranza e opposizione, il governo non voleva forzare la mano con una scelta unilaterale e il ministro per i Rapporti con il Parlamento Vannino Chiti aveva assicurato che l’election day si sarebbe fatto solo con il consenso dell’opposizione o di gran parte di essa. Ma aveva anche avvertito: «Dovrà risultare chiaro ai cittadini che il governo intendeva farlo, per due motivi: ci sarebbe un risparmio non banale di risorse e si eviterebbero disagi nelle scuole». Il risparmio sarebbe di 300-400 milioni di euro.

E, preme Chiti, «entro giovedì, quando si riunirà il Consiglio dei ministri, il nodo dovrà essere sciolto». All’ordine del giorno c’è il provvedimento urgente su procedimenti elettorali, insieme a quello per le amministrative che evita il commissariamento di un anno nelle città dove il sindaco si dimette per presentarsi alle politiche.
La giornata d’incertezza va avanti a piccoli passi. «In un momento di difficoltà per le famiglie italiane sarebbe veramente un controsenso gettare centinaia di milioni per tenere due diverse tornate di votazioni», dice il leghista Roberto Calderoli a fine mattinata. Nel primo pomeriggio Altero Matteoli esce dall’ufficio politico di An annunciando: «Sono favorevolissimo, come tutto il partito e anche la Lega. Solo Fi ha delle perplessità, ma pare che Berlusconi si stia convincendo». Il portavoce Andrea Ronchi aggiunge: «I soldi risparmiati con l’election day potrebbero essere utilizzati per aiutare le fasce più deboli». Ignazio La Russa conferma l’impressione di un cambiamento di posizione di Fi: «Fini e Berlusconi si sono sentiti e non credo che in questa fase dicano cose diverse». Il segretario della Dc per le Autonomie, Gianfranco Rotondi assicura che «sull’election day ci sarà una posizione comune del Pdl».

Ma il Cavaliere tace ancora. Intanto l’Udc prima ribadisce preoccupazioni per l’accorpamento elettorale che favorirebbe la sinistra, per bocca di Maurizio Ronconi e poi cambia posizione: «L’election day - dice il leader Lorenzo Cesa - è un’idea giusta perché si risparmiano soldi pubblici e si concentra la mobilitazione elettorale. Siamo favorevoli, purché il ministero dell’Interno assicuri correttezza e regolarità delle operazioni di voto». Infine, il via libera di Berlusconi.