Election day, travolti dalle schede

Il 13 e 14 aprile si voterà sia per le politiche sia per le amministrative. Il centrodestra insorge: "Voto irregolare". Critiche da sinistra

Roma - L’opposizione è contraria, ma il Partito democratico ha deciso: ci sarà l’election day. Il 13 e 14 aprile, dunque, si voterà sia per le politiche che per le amministrative.

Romano Prodi lo annuncia ufficialmente, dopo il vertice del Pd, precisando che è stato sciolto il nodo delle alleanze e il partito correrà da solo: «Sull’election day c’è accordo». Lo confermano Francesco Rutelli e Giuseppe Fioroni. Giuliano Amato spiega che il decreto sarà approvato giovedì dal Consiglio dei ministri.

Il centrodestra, invece, questo election day proprio non lo voleva. E ora protesta per una decisione presa senza il suo consenso e non in una sede istituzionale bensì in una riunione di partito, cosa che suscita critiche anche nel centrosinistra. «Gli esponenti del Pd predicano il dialogo e praticano le prove di forza», dicono coordinatore e vicecoordinatore di Fi, Sandro Bondi e Fabrizio Cicchitto. Per loro, accorpare elezioni di comuni, province e regioni con quelle nazionali, mettendo nelle mani degli elettori schede diverse, «crea un’inevitabile confusione». Ma forse, sospettano i due azzurri, è proprio questo l’effetto che la sinistra cerca. Per i capigruppo di Fi Renato Schifani ed Elio Vito è una scelta che viola le regole per «determinare un voto irregolare». E lanciano un appello al Capo dello Stato, perchè vigili sul rispetto dei diritti dell’opposizione.
Protesta anche Gianfranco Fini. «L’election day? Un’ordalia elettorale». Il leader di An porta l’esempio di Roma, dove «si voterà addirittura con 5 schede diverse». Perplesso il segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa: «Abbiamo molte perplessità sull’eventualità dell’election day, perché l’altra volta si generò grande confusione e disagio per gli elettori con tante schede con errori». Aggiunge che è doveroso lavorare per ridurre i costi, «ma perché l’election day funzioni serve una grande organizzazione alle spalle, altrimenti è meglio non farlo». Pierferdinando Casini, invece, guarda in particolare alla sfida nella capitale: «Abbiamo di fronte una grande opportunità, se ci sarà l’election day la possibilità di vincere a Roma sarà ancora più forte». Il leader dell’Udc pensa che distinguere la vicenda nazionale da quella locale possa svantaggiare la sua parte.

Anche nella maggioranza, però, la decisione presa ai vertici del Pd crea polemica. «Trovo un po’ anomalo - dice Cesare Salvi di Sinistra democratica - che un partito da solo decida, come ha fatto il Pd, un provvedimento di notevole rilievo istituzionale quale sarebbe un decreto che modifica le date previste dalla legislazione vigente per lo svolgimento delle elezioni amministrative». Il capogruppo di Sd al Senato, sostiene che prima di andare in consiglio dei ministri la questione dev’essere approfondita, «anche perchè l’ipotizzato decreto dovrà poi essere convertito dal parlamento». E se in Senato una parte della maggioranza non dovesse approvarla, la proposta del Pd cadrebbe. Il senatore Roberto Manzione esprime la «contrarietà assoluta di Unione Democratica per i consumatori»: il decreto per l’election day ha un solo precedente, nel 1976, quando fu deciso da una maggioranza forte e convertito in 11 giorni grazie all’accordo con l’opposizione. Qui la situazione è ben diversa e accorpare elezioni nazionali e amministrative «vanificherebbe concretamente la possibilità di partecipazione alle competizioni elettorali locali per molte liste civiche».

Mario Baccini, vicepresidente del Senato, è critico: «Già si va a votare con una legge inopportuna, accorpare in un solo giorno amministrative e politiche significa aumentare la confusione anzichè provare a votar pagina. È l’ennesimo pasticcio all’italiana».

Comunque, sembra deciso: alle politiche sarà abbinata una affollata tornata di amministrative di primavera, con almeno 13 Province alle urne, compresa Roma, e 539 Comuni (9 capoluoghi di provincia). In Friuli il presidente della Regione, Riccardo Illy, si è dimesso proprio per permettere l’election day. Date diverse sono state fissate solo in alcune regioni a statuto speciale, come Sicilia e Valle d’Aosta.