Le eleganti delizie della Argerich

da Milano

Aveva così poca voglia d'un'intervista, quella prima mia volta a Zurigo tanti anni fa, che al ristorante dove l'avevo trascinata accanto a me aveva girato la sedia in modo da voltarmi quasi le spalle. «Prima domanda» pronunciò con voce stanca. Era bella e giovane, dopo i trionfi nei concorsi aveva inanellato successi, figli e mariti, irresistibilmente. Provai a provocarla. «Che cosa vuole fare da grande?». Mi voltai quasi di tre quarti, volevo anch'io non guardarla. Mi sentii prendere la mano, e un dito dei suoi mitici dieci premere in mezzo al palmo. «Come si dice in italiano? Mettere il dito nella piaga?». Cambiò tono, gli occhi fondi e fascinosi presero luce, mi confessò che avevo toccato il suo punto debole. Far la grande pianista non le sarebbe mai bastato. Avrebbe tutta la vita cercato d'inventare qualcosa per andare oltre.
Martha Argerich è stata di parola. Continua ad inventare attività, impensabili per quasi tutti i suoi colleghi, in cui la generosità si effonde felice. È suo l'entusiasmante progetto che la vede radunare giovani strumentisti e lavorare e suonare con loro in memorabili concerti. È sua l'ultima iniziativa, un ciclo di concerti in quattro città d'Italia, per ricordare degnamente il suo vecchio maestro di quand'era ragazzina, nella sua Buenos Ayres. Vincenzo Scaramuzza, di Crotone, con quel nome da spadaccino del Sud, era un docente geniale, predicava la concentrazione della mente e il rilassamento del corpo, e riusciva ad ottenerli.
Alle Serate Musicali, abbiamo capito quanto avesse ragione. A quattro mani con Nelson Goerner e con Eduardo Hubert abbiamo goduto la qualità sorgiva del tocco, la bellezza del suono, i pianissimo lievi e mai spolpati, i fortissimo perentori e mai violenti. Dal fragrante ed esuberante Mozart all'evocatore Debussy, fino a Rachmaninov nella romanza a sei mani sinuosa e incantatrice, su un pianoforte solo, per poi passare a Piazzola ed a Copland su due pianoforti, e concludere ancora con Rachmaninov, in formazioni alternate, l'affascinante regina del pianoforte e i suoi eletti a compagni d'una sera come idealmente un tempo, hanno interpretato autori e pagine diverse con lo spirito di chi racconta storie e mostra sconosciute meraviglie, e la loro civile e degna riconoscenza si è trasformata quietamente nella nostra delizia.