Con «Elektra» di Hofmannsthal al Verdi va in scena la vendetta

Al Teatro Verdi, fino martedì 22 (info: 02-27002476, 02-6880038, www.teatrodelburatto.it) va in scena l’Elektra di Hugo von Hofmannsthal (drammaturgia di Elisabetta Vergani, per la regia di Marco Sgrosso) che, dopo Cassandra, Medea e Antigone, prosegue il progetto di Farneto Teatro dedicato alle eroine del mito. Elettra, figlia di Agamennone, vive lunghi anni accanto a chi le ha ucciso il padre - la madre Clitennestra e il suo amante Egisto - aspettando l’evento decisivo: l’atto cruento destinato a verificarsi col ritorno a Micene di Oreste, il fratello cui è affidato il compito della vendetta. Cifra caratteristica dello spettacolo non è l’azione bensì l’attesa. Fanciulla di memoria tenace e di radicale volontà di vendetta, Elettra ricorda per non dimenticare, ricorda l’orrendo delitto perché non cada nell’oblio, ricorda come atto di resistenza, di opposizione alla logica politica e sociale che invece vuole dimenticare per giustificare e avallare il nuovo regime instaurato col sangue, dagli assassini del padre. Innumerevoli i riferimenti nel testo di Hofmannsthal all’animalità. Elettra, la principessa, colei a cui per diritto dinastico spetterebbe il potere, si vede spogliata di tutto, anche della dignità. Vive in mezzo ai cani, dorme assieme ai cani, le viene dato il cibo nella ciotola dei cani, ulula come un cane: “rabbiosa come un gatto selvatico” viene detto di lei, le sue dita sono artigli, la sua postura principale è quella a terra, accovacciata. Oreste quando arriva racconta di aver vissuto come un animale nelle stesse condizioni di Elettra. Due relitti, spogliati di tutto, due rifiuti, quando si incontrano si riconoscono in e per questo. La fraternità non è data dal sangue, dai vincoli di parentela.