Elementari, che disastro: peggio della Moldavia

Altro che &quot;modello&quot;: le classi della nostra primaria non funzionano bene come vogliono farci credere. Col modulo a tre maestre l’Italia è scivolata dal 15° al 26° posto nel mondo per risultati in matematica e scienze <br />

I bambini delle elementari bocciati in matematica. E nelle classifiche internazionali finiscono dietro gli alunni della Repubblica Moldava. È il dato più preoccupante che emerge dalla ricerca internazionale Timss, Trend in International Mathematics and Science Study. Indagine sul rendimento in matematica e nelle scienze partita nel ’95 e ripetuta con periodicità quadriennale nel ’99, nel 2003 e infine nel 2007. E se nel 2003 eravamo appena sopra la media, al 15° posto rispetto ai 22 Paesi partecipanti, scopriamo che le cose sono peggiorate nel 2007. Siamo scivolati al 26° posto rispetto ai 54 Paesi che hanno partecipato all’indagine e siamo sotto la media.
Allora, forse, non è vero che la scuola elementare italiana è la migliore del mondo. Che il modulo con tre maestre è un modello imitato da tutti e il decreto del ministro Mariastella Gelmini lo distruggerà visto che a far di conto sono più bravi i piccoli moldavi dei nostri bimbi. Da quando il governo ha presentato il provvedimento l’opposizione si è sgolata per dimostrare che, da quando è stato inserito il modulo, le elementari rappresentano un meccanismo dagli ingranaggi perfetti. Ma davvero la primaria italiana è migliorata con il team dei tre docenti o le cose andavano bene o addirittura anche meglio prima?
Il senatore del Pdl Giuseppe Valditara, dati alla mano, vuole sfatare il mito di una elementare perfetta e dunque immodificabile. Le cifre più interessanti emergono da un’anticipazione dei dati offerti dal Timss per il 2007,che verranno pubblicati integralmente a fine anno. «Già nel 2003 eravamo sotto la Moldavia - denuncia Valditara -. E le cose sono peggiorate nel 2007, perché nella classifica sono entrati Paesi africani che hanno punteggi bassissimi e dunque la media è scesa e noi siamo comunque sotto». Alla ricerca prendono parte 54 Paesi con elevata presenza di asiatici e pure di africani. Vengono analizzati i risultati ottenuti dagli studenti del quarto anno della primaria appunto in matematica ed in scienze. L’Italia si colloca sotto la media dei partecipanti. E proprio la matematica diventa alle superiori la bestia nera dei ragazzi italiani. Valditara sottolinea come il nostro Paese fosse già nel 2003 al 15° posto, dietro Cipro e la Repubblica Moldava. Nel 2007 poi assistiamo ad arretramento notevole, scivolando addirittura al 26° posto.
Ci sono Paesi che hanno il 38 per cento di alunni che raggiungono rendimenti avanzati sempre nella matematica, mentre l’Italia è il fanalino di coda con solo il 6 per cento di studenti con prestazioni di eccellenza. Per le scienze le cose non sembrano andare meglio. Gran Bretagna, Usa e Giappone hanno tra il 12 ed il 15 per cento di studenti che hanno livelli avanzati di prestazioni, mentre l’Italia si colloca appena al di sopra della media internazionale con il 9 per cento.
Rispetto alla lettura le cose vanno molto meglio, perché nelle classifiche internazionali gli alunni della primaria si collocano all’ottavo posto. Va detto però che negli anni ’70, sempre tenendo conto che si tratta di rilevazioni differenti, l’Italia era al quinto. Se si recuperano poi i risultati dell’Invalsi del 2005 (l’Istituto nazionale di valutazione messo in piedi dal ministro Luigi Berlinguer, reso operativo dal ministro Letizia Moratti e poi smantellato dal predecessore della Gelmini, Giuseppe Fioroni) si scopre che in prima media soltanto uno studente su quattro sapeva calcolare il perimetro di un triangolo. Un calcolo per l’appunto che sarebbe stato necessario apprendere durante le elementari. Due su tre poi ignoravano la forma di un triangolo rettangolo. Uno su tre poi non era in grado di fare le addizioni con i numeri decimali. Carenze accumulate durante il ciclo primario.
Che il modello con tre insegnanti sia poi il più imitato, assicura Valditara, è una leggenda metropolitana che va assolutamente sfatata. Nessun Paese europeo basa la sua organizzazione didattica sulla compresenza dei docenti in classe. In molti esiste invece il maestro prevalente che copre circa l’80 per cento della didattica e gli specialisti (inglese o informatica), che lo affiancano come accadrà con la figura introdotta dal ministro Gelmini.