Elena di Arzamas

Già una volta abbiamo visto come nella storia del cristianesimo russo sia presente una forma stravagante di ascesi che consiste nel rinunciare alla stima del mondo passando per pazzi per amore di Cristo. La nobile Elena Afanasievna Diartieva, dopo gli studi, fu destinata al matrimonio. Ma lei voleva consacrarsi e, su consiglio del monaco Nazarij di Varlaam, si fece «stolta per Cristo». Davanti al prete che celebrava le nozze dichiarò che si sposava controvoglia. Al pranzo nuziale saltò da una finestra e si rotolò nel fango. Il neomarito sparì e i genitori di lei cominciarono ad assecondarla. Ma Elena, ormai decisa ad andare fino in fondo, scappò di casa. Prese a vagare, dormendo per strada. Talvolta la scacciavano, altre la deridevano. Dopo quattro anni di questa vita fu rinchiusa nel manicomio di Niznij Novgorod. Venne in seguito affidata alle monache di Arzamas. Ma non cessarono i suoi comportamenti a volte pittoreschi, a volte fastidiosi. Spesso scappava ma sempre ritornava. Tuttavia, ci si accorse che i suoi discorsi apparentemente insensati contenevano non di rado delle profezie vere e proprie. Così, la gente cominciò a chiederle consiglio e preghiere. Nel volume Le sante stolte della Chiesa russa (Città Nuova, a cura di Lucio Coco e Alex Sivak) si narra che nessuno vide mai «madre Elena» dormire, e anche il suo modo di mangiare era in stile col resto del suo modo di comportarsi. Ma la superiora finì col dipendere dai suoi consigli (proferiti, anche questi, in modo strampalato). Elena morì, come aveva predetto, la notte di Pasqua del 1820.
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