Gli elettori dell’Udc si sentono a casa solo nel centrodestra

Gli esiti di queste elezioni amministrative potrebbero far pensare alla possibilità di vittoria dell'uno o dell'altro schieramento anche quando i partiti che lo compongono non si presentano compatti.
La Casa della libertà vinse nel '94 quando Berlusconi, pur di correre con Lega e Alleanza nazionale, si inventò il Polo delle Libertà al nord e il Polo del Buongoverno al sud. Nel '96, la sinistra escogitando il «patto di desistenza» con Rifondazione, arrivò unita al voto e vinse. Nel 2001 si ricucì lo strappo con la Lega e fu ancora Casa della libertà; nel 2006, quello con Rifondazione comunista: e Prodi ce la fece.
In tutte queste occasioni chi si è presentato diviso, ha perso. Questa volta il centrodestra ha ufficialmente vinto senza Casini, che dal 2 dicembre 2006, il giorno di piazza San Giovanni, ha portato il partito fuori dall'alleanza, pur rimanendo all'opposizione. Nella realtà, invece, l'Udc ha quasi sempre sostenuto lo stesso candidato degli altri partiti del centrodestra, ricostituendo de facto la coalizione a quattro. Oltre a considerazioni di opportunità politica, questa non pare essere una manovra errata, considerato il pensiero della base Udc.
Giusto qualche giorno prima del voto - il che esclude l'effetto «bandwagon», quello per cui nei giorni immediatamente dopo la pubblicazione dei risultati elettorali si rileva, nei sondaggi, una maggior propensione a scegliere colui che ha già vinto - abbiamo realizzato una rilevazione su alcuni temi tra i soli elettori del centrodestra.
In questo contesto è importante specificare che veniva chiesto subito agli intervistati, a inizio colloquio, a quale schieramento si sentivano di appartenere, e, solo in ultimo, scartato il centrosinistra, quale partito avrebbero votato. Ebbene circa il 9,6% di essi ha risposto essere dell'Udc. La quota, facendo una stima e riportandola al dato nazionale, può essere considerata attorno al 5,3%, il che pare essere attendibile, visto che molti sondaggi recenti attestavano il partito di Casini su percentuali tra il 4 e il 5.
Il fatto di peso, è che tutta la quota è stata rilevata solo fra chi «si sente» di centrodestra, il che vuol dire che tutto l'Udc «si sente» di centrodestra. Sembra quindi essere naturale quel riavvicinamento tra Udc e Casa della libertà di cui, anche a livello nazionale, si hanno sentori. E sembra essere confermata anche la tendenza vista negli ultimi anni, che decreta che per battere lo schieramento opposto ci si debba comunque presentare uniti e «alla massima potenza».