GLI ELETTORI DELUSI HANNO RAGIONE

Tra i lettori monta la rabbia per provvedimenti vissuti come ingiusti. Il governo farebbe bene a valutare l’alternativa: colpire gli sprechi. Leggi le <strong><a href="/interni/manovra_coro_lettori_infuriati/06-07-2011/articolo-id=533471-page=0-comments=1" target="_blank">lettere dei lettori</a></strong><br />

Caro Direttore, la manovra colpisce gli italiani e non i privilegi. La benzina è alle stelle, gli Enti inutili sono sempre lì, come gli stipendi milionari e le pensioni facili. Silvio non si lasci incantare e adotti quelle riforme che ha sempre sbandierato e poche volte adottato.
Giuseppe Stirparo

Quando un governo, un qualsiasi gover­no di un qualsiasi Paese, inasprisce le tasse per motivi più o meno validi, la protesta dei cittadini scatta automati­camente. Quindi il mugugno dei letto­ri, che hanno sommerso la redazione del Giornale , con una valanga di fax e altro genere di missive, non ci stupisce affatto. È normale. Direi giusto. Perché la sensazione diffusa è che, stavolta, per recuperare il denaro indispensabile a mandare avanti la scas­sata macchina dello Stato, si siano infilate le mani nelle tasche degli italiani, soprattutto in quelle in cui ci sono pochi spiccioli e dove ogni prelievo fa male, molto male. Il che è in contrasto con il dogma del premier: il fisco non torturi i cittadini. Se il direttore, Alessandro Sallusti, ha deciso di pubblicare le lamentele esemplari di vari lettori è per comunicare all'esecutivo un concetto condivi­so da tutti: la manovra finanziaria, per quanto utile alle finalità che si propone, non gode di consenso. Al contrario: suscita solo reazioni indispettite.

Col­pire le pensioni medie (1.500-2.000 euro mensili), e le rendite di chi ha investito i propri piccoli rispar­mi, non risolve i problemi di liquidità aggravati dalla crisi; acuisce quelli dei cittadini non poveris­simi, ma che rischiano di diventarlo. Basta leggere le lettere selezionate in base alla loro rappresentatività per farsi un'idea del malu­more generato da certi provvedimenti. Non è per spirito polemico che rivolgiamo qualche domanda a chi li ha varati. Ci limitiamo a interpretare sentimenti che accomunano vari strati sociali. Anziché congelare, totalmente o in parte, gli importi degli assegni di quiescenza, non sarebbe stato più vantaggioso (per i conti della Previdenza) accrescere l'età pensionabile, adeguandola subito, e non fra anni e anni, ai parametri europei? Ogni due per tre, maggioranza e opposizione guardano alla Germania come un modello da imitare. Bene.

E allora perché non imitarla cominciando a collocare a riposo i lavoratori a 67 anni, come essa fa da quando il nostro e altri continenti sono stati azzoppati dalla famigerata «bolla»? Conosciamo l'obiezione. In questo modo passerebbe molto tempo per avvertire effetti positivi sul disavanzo. Già. Ma se non si esce dallo statu quo, il bilancio dell'Inps sarà sempre, domani quanto oggi, disastrato. Altro interrogativo meritevole di risposta. Perché gli eccessivi costi delle amministrazioni pubbliche, cioè della politica, non sono stati limati prima delle pensioni? E dire che si sprecano notoriamente miliardi per mantenere le sanguisughe attaccate agli scranni di consigliere, assessore, deputato, senatore. Sanguisughe circondate da stuoli di impiegati, funzionari, segretarie, autisti. Una folla stipendiata degnamente, ma che non produce nulla, almeno a giudicare dalla situazione in cui ci ha fatto precipitare. Ottima la scelta di semplificare le leggi, ma forse sarebbe opportuno semplificare anche la burocrazia i cui addetti lavorano non gratis per complicarci la vita. I soliti discorsi? Per forza, se le grane sono le stesse da decenni, la predica non può essere diversa.

Ci sarebbe infine da intervenire per abolire gli enti parassitari e dichiarati inutili quasi mezzo secolo fa, ai quali si sono aggiunte numerose Province, dopo l'istituzione delle Regioni. A proposito di Regioni, a cosa servono oltre che per pagare le spese sanitarie che assorbono il 70-75 per cento delle risorse a loro disposizione? Sarebbe interessante, infine, avere la possibilità di dare un'occhiata alla contabilità dello Stato e verificare se non nasconda un monte di sperperi. Forse non sarà sfuggito che Il Giornale ha avviato ieri una poderosa inchiesta sui quattrini dei contribuenti gettati dalla finestra. Ecco. Invitiamo il governo a prenderne atto. Scoprirà che per raggranellare soldi è sufficiente mettere le grinfie dove ce ne sono anziché nelle tasche dei cittadini. Se non ci darà retta, come supponiamo, si dovrà rassegnare a beccarsi le critiche dei lettori. La più tenera: quelli che abbiamo votato sono uguali ai campioni della Prima Repubblica i quali, quando erano in bolletta, aumentavano il prezzo della benzina, dei bolli, delle sigarette, eccetera. A governare così sono capaci tutti, anche il ragionier Rossi, che magari è più attento dei professoroni.