Elettrodomestici, arriva la nuova «etichetta» Ue

Immaginate un frigorifero che, comunicando con gli altri elettrodomestici di un sistema casalingo integrato, segnala sul proprio display non solo i cibi da riacquistare, ma anche i consumi puntuali propri e degli altri apparecchi dell’abitazione, suggerendo come ottimizzarli. Un sistema siffatto, concepito nell’ottica di una migliore gestione e di prestazioni più elevate, potrebbe altresì prendere a esempio la modularità dei componenti informatici che interagiscono tramite interfacce standard per dare vita all’elettrodomestico eterno, continuamente rinnovabile attraverso la sostituzione dei moduli che lo compongono. «É vero - dicono dal Ceced, l’associazione confindustriale dei costruttori di apparecchi domestici e professionali - che le ottimizzazioni e le innovazioni s’inquadrano nello specifico ambito settoriale, ma è altrettanto certo che si sono rivelate assai significative. Basti pensare ai risultati degli ultimi dieci anni in termini di risparmi energetici».
Oggi un frigorifero consuma meno della metà, una lavatrice usa il 25% di elettricità e il 62% di acqua in meno, e una lavastoviglie può lavare 12 coperti con soli 10 litri d’acqua. Tutto ciò, secondo le stime del Ceced, ha consentito di sottrarre all’atmosfera 17 milioni di tonnellate di Co2. Il contributo degli elettrodomestici al raggiungimento degli obiettivi di Kyoto 2012 si affida anche, e in buona misura, all’etichetta europea, vale a dire l’obbligo di aggiornare la catalogazione per promuovere gli elettrodomestici più efficienti. La nuova etichetta è allo studio della Commissione Ue, che intende vararla nel 2009. I produttori propongono uno schema per cui alla scala di efficienza a sette livelli (rosso per il livello 1, verde per il 7) se ne aggiunga un ottavo allorché un modello più efficiente sia comparso sul mercato oppure quando il livello più elevato abbia raggiunto il 20% del mercato complessivo di una certa tipologia di prodotto. La proposta alternativa prevede, invece, un range chiuso con livelli da A a G e la loro periodica ridefinizione. «Questo schema - osservano dal Ceced - presenta però evidenti punti deboli: se i parametri di attribuzione a una data classe vengono riscalati, un prodotto in classe A potrebbe ritrovarsi in fascia C senza che l’etichetta sia stata rimpiazzata; e se anche l’etichetta riportasse l’anno, un acquisto natalizio potrebbe rivedere lo stesso prodotto declassato pochi giorni dopo. Inoltre, ignorando i parametri di attribuzione delle classi con opportuno anticipo, i produttori avrebbero difficoltà a pianificare e finanziare innovazione e marketing».
Un sistema di etichettatura concordato potrebbe fare meglio accettare ai produttori l’eliminazione dal mercato di frigo e dei congelatori in classe B e, poi, nel 2013, di quelli oggi in classe A.