Elezioni allevatori trotto: manovre da circo Barnum

Affronto nuovamente l’argomento, di grande attualità nel mondo del trotto, delle elezioni degli allevatori che costituiscono - vale la pena ricordarlo - un settore portante dell’ippica di casa nostra. Dopo le traumatiche dimissioni della quasi totalità del consiglio dell’Anact (associazione nazionale allevatori del cavallo trottatore) per protesta contro la gestione verticistica del presidente, ritenuta contraria agli interessi degli allevatori, la gestione ordinaria, con la decadenza del consiglio, statutariamente è passata in capo al Collegio sindacale. Quest’ultimo, preso atto della situazione straordinaria, non ha fatto altro che procedere alla indizione delle elezioni del nuovo consiglio che, come da statuto, si svolgono regionalmente, lo stesso giorno in tutta Italia. La data è stata fissata per il 1° dicembre prossimo e ne è stata data regolare comunicazione. Tutto pareva dovesse svolgersi nella buona e sana regola di un rapido rientro nei canoni della normalità e regolarità dopo il ricorso del voto agli associati, ridando ai legittimi titolari, la facoltà democratica di decidere chi dovrà gestire l’Associazione per i prossimi quattro anni.
A questo punto le cose hanno incominciato a confondersi, con interventi di alcuni consiglieri nei confronti di altri consiglieri (tutti ormai decaduti), anche attraverso organi di stampa, con la richiesta di incontri per trovare una soluzione o proposte fumose quanto impraticabili sia sotto il profilo della correttezza e del rispetto degli associati, sia altrettanto improprie su veti, indicazioni o altro. Inoltre, sono stati inviati messaggi a valanga via telefono (SMS), a tutti gli allevatori, non si sa esattamente da chi, salvo che uno dei numeri corrisponde ad un noto allevatore friulano, con la richiesta di aderire ad un appello per lo spostamento della data delle elezioni, giustificati dalla necessità di ricercare una soluzione. Ma di quali soluzioni si parla? La cosa migliore è il ricorso agli associati affinché decidano in piena autonomia di giudizio e coscienza da chi vorranno farsi rappresentare. Non è la formula più democratica e corretta?
Inoltre comincia ad apparire tra le righe nei vari proclami, verbali o meno, una sorta di tentativo di proporre una frattura inesistente tra nord e sud. Ex delegati che si arrogherebbero, con un maldestro tentativo autoreferenziale, il ruolo di sedicenti rappresentanti della volontà popolare in grado di poter decidere in nome e per conto di intere regioni. Ma dove siamo? Al circo Barnum? Io ritengo che, come ho già avuto modo di sostenere, l’Anact debba tornare prima possibile ad una gestione democratica, con un presidente, se possibile, che sia vera espressione dell’allevamento e degli allevatori e non soluzioni pasticciate alla ricerca di personaggi con molti, troppi interessi e mi pare di potere tranquillamente dire che l’attivismo sopra denunciato sia, ove ne occorresse la prova, la conferma più evidente.
Sono ottimista nella capacità degli associati che hanno una lunga storia alle spalle e probabilmente dovranno superare altri momenti difficili, sapranno stroncare sul nascere questi tentativi di destabilizzazione, finalizzati ad interessi di altro genere e natura che nulla hanno a che vedere con gli interessi degli allevatori.
* consigliere dell’Anact (Associazione nazionale allevatori del cavallo trottatore)