Elezioni anticipate? È in agguato la prima Repubblica

Caro dott. Granzotto, tutti smentiscono, ma si preparano alla campagna elettorale della prossima primavera. Mi prefiguro lo spettacolo: insulti a valanga, inchieste giudiziarie ad personam (la solita), attacchi mediatici furibondi di Santoro, Travaglio e tutta l’armata rossa, Berlusconi che promette per la quarta volta di ridurre le tasse, riformare la giustizia, eliminare gli sprechi pubblici, etc. È un film già visto troppe volte e sappiamo come va a finire; allora perché dovremmo andare a rivederlo? Se anche il Cav. rivincesse (ma stavolta non avverrà, perché siamo in troppi a essere delusi) si ripeterebbero le stesse delusioni.
Bari

Capisco il suo stato d’animo, caro Schiavini. A rendere sconsolante il clima politico non bastava il furioso fuoco di interdizione della magistratura e del partito di Repubblica, ci si è messo anche Gianfranco Fini col tradire, a metà del guado, il patto di governo e l’elettorato. Non nego che qualcosa di suo l’abbia messo anche Berlusconi sfidando troppo apertamente avvoltoi, cornacchie e iene, quando i tempi consiglierebbero una più schiva pratica di quell’amore per le donne e per la vita del quale, giustamente, egli si vanta. E molto l’ha messo il personale politico della maggioranza, buona parte del quale ha preso troppo sottogamba, scambiandolo per un piacevole e qualche volta anche profittevole hobby, un ruolo che invece esige passione, impegno e integrità a prova di bomba. Un contesto, quello che si è venuto a creare dentro e fuori il Palazzo, che da un lato ha reso estremamente disagevole l’azione di governo, dall’altro ha impedito che quel tanto di fatto (parlo innanzi tutto delle contromisure prese per non finire com’è finita la Grecia. In due parole, per non impoverire a livelli di Terzo mondo il Paese e i cittadini) venisse preso in minima considerazione. Sembra incredibile, ma un argomento come il rilancio del nucleare che solo ieri avrebbe tenuto imperiosamente banco e sul quale si sarebbero espressi i big della politica e della società civile senza poi dire dei Santoro, degli Scalfari e delle Concite, è totalmente disatteso a vantaggio delle Noemi e delle Ruby. Che da sole hanno occupato più pagine di giornali che non la guerra del Golfo o la crisi dei subprime.
Capisco dunque il suo stato d’animo, glielo ripeto, caro Schiavini. Ma il liberatorio «Andate tutti a quel paese» è un lusso che non ci possiamo permettere. Sono propenso anch’io a ritenere assai probabile una consultazione elettorale a primavera. Se fossi un repubblicones e dunque un tifoso sfegatato del tanto peggio tanto meglio, mi augurerei un governo tecnico. Però le risate ch’esso assicurerebbe, risate omeriche, sarebbero fatte sulla pelle della nazione, e non ci sto. Per fortuna, pare non ci stiano anche là dove si puote ciò che si vuole. Elezioni, dunque, dalle quali, a lasciar loro campo libero, rifarà capolino la prima Repubblica, ossia una pletora di sigle buone per governicchi assemblati alla bell’è meglio, il bi, il tri, il pentapartito, quello «di transizione», quello balneare e, non ultimo, quello elettorale. E lei, caro Schiavini, vuol lasciar correre? Vuole contribuire, col suo tirare i remi in barca, a che s’abbia la prevedibile ingovernabilità cronica, legislature che durano solo quanto basta per far scattare la pensione dei deputati? Non abbocchi all’amo dei «sinceri democratici», caro amico: non faccia di una piccola marocchina il metro di giudizio sul governo Berlusconi. Non regali il Paese ai Fini e ai Bocchino, alle Bindi e ai Vendola, ai Di Pietro e ai Grillo.