Elezioni, la Camera riconterà il 10 per cento di tutte le schede

Berlusconi esulta: «Un primo passo ma tardivo. Dopo un eventuale ribaltone cercheremo un’intesa con l’Unione, non siamo irresponsabili»

da Roma

Il lungo braccio di ferro è finito. Dopo otto mesi di discussioni e rinvii, di estenuanti meline scaccia-riconteggio, di moniti e di allarmi democratici, di appelli al presidente della Repubblica e al buon senso istituzionale, la «querelle» che da mesi contrapponeva l’Unione e la Cdl si è risolta con un buon compromesso. La Giunta delle elezioni della Camera ha, infatti, istituito il Comitato di verifica per ricontare il 10% delle schede bianche, nulle, contestate e valide.
Una decisione pesante che fa subito scattare la soddisfazione di Silvio Berlusconi, da sempre fautore del riconteggio. «È una prima apertura - dice il presidente di Fi - che va nella direzione da noi auspicata a partire dalla sera del 10 aprile. C’è una distanza di 24.500 schede, ci sono molte irregolarità certificate soprattutto per il voto degli italiani all’estero. Ci sono schede mancanti e un numero di bianche che non corrisponde a ciò che è avvenuto storicamente. Quindi credo che la stessa sinistra, ove fosse sicura di aver vinto e avesse la coscienza pulita sui brogli, debba essere la prima a chiedere che si riconteggino tutte le schede, per dare legittimità al suo essere maggioranza». Nelle parole di Berlusconi c’è, però, anche un retrogusto di amarezza. «In una democrazia compiuta come dovrebbe essere la nostra, dove per altro mancano pesi e contrappesi, il riconteggio si sarebbe dovuto fare subito, come in Ucraina, in Messico e negli Stati Uniti. Quindi - conclude - è assolutamente negativo che non si sia cominciato a ricontare le schede subito. Io l’ho chiesto per primo, e voi sapete come mi ha risposto la sinistra». Il leader azzurro, su sollecitazione dei cronisti, si esprime anche sulle conseguenze di un eventuale «ribaltone». «Un cambio delle cariche istituzionali? Non siamo degli irresponsabili e non butteremmo all’aria tutto. Se noi dovessimo risultare vincenti è chiaro che faremmo alla sinistra l’offerta che abbiamo avanzato subito dopo le elezioni: quella di sederci attorno a un tavolo e di ritrovare un modo per soluzioni comuni ai problemi più urgenti».
Al netto dei ragionamenti politici, si tratterà ora di far partire la macchina dei controlli. La giunta, ieri, ha trovato il punto di mediazione attraverso la decisione, adottata all’unanimità, di procedere prima sul 10% e, in caso di anomalie, sul 100% delle schede. Il Comitato di verifica nazionale - che dovrà compiere una impresa senza precedenti nella storia repubblicana - sarà composto da 11 deputati: uno per ogni gruppo presente in Giunta. Si faranno le pulci a 6mila seggi e si ricontrolleranno circa 4 milioni di schede. Se le schede bianche, nulle e contestate sono conservate nel capannone della Camera di Castelnuovo di Porto, il discorso si complica per le schede valide, che dovranno essere richieste ai vari Tribunali competenti. Una procedura che aggiunge incertezza sui tempi dell’operazione. I componenti del comitato avranno circa sei mesi di tempo per concludere il lavoro: da gennaio a fine luglio. Ma, con una media di tre giorni a settimana lavorativi restano non più di 80 giornate di lavoro. Così i deputati potrebbero essere sottoposti allo sforzo massacrante di ricontare 50mila schede al giorno. Divise tra gli 11 componenti significherebbe 5mila schede a testa ogni giorno. Lavorando 10 ore al giorno, sarebbero 500 ogni ora. Ritmi da Stakanov che lasciano prevedere un possibile allungamento dei tempi.
I commenti provenienti dai due poli sono tutti improntati a una generale soddisfazione. «Meglio tardi che mai» dice l’azzurro Gregorio Fontana. Il presidente della Giunta, Donato Bruno, parla di «una vittoria dei cittadini italiani» mentre Antonio Tajani sottolinea che «per fare piena chiarezza è necessario accertare cosa è successo nel voto degli italiani nel mondo». Roberto Calderoli chiede alle massime cariche dello Stato di «autosospendersi in attesa dell’esito dei controlli». E Ignazio La Russa, sottolinea come dato più significativo «l’impegno di allargare la verifica qualora emergessero anomalie». Per l’Unione è Francesco Rutelli a dettare parole di pace. «Non c’è motivo al mondo per non verificare tutti i voti espressi dagli elettori. La decisione è un elemento di rasserenamento per tutti». Una linea adottata anche da Fausto Bertinotti. La Giunta «ha scelto una linea ragionevole, tanto ragionevole da essere unanime. Tutto - osserva il presidente della Camera - avviene in una condizione di grande trasparenza. Non c’è nulla che debba essere nascosto. Questo mi pare tranquillizzante».