Elezioni Figc Ma la ministra che c’entra?

I n attesa di Italia-Scozia di mercoledì, partita decisiva per il cammino della nazionale nella qualificazione agli europei 2008, godiamoci il bellissimo week-end dello sport azzurro. Dal superbo pareggio della Under 21 nella partita inaugurale del nuovo Wembley alla trionfale galoppata di Valentino Rossi, tornato finalmente a fare il Dottore, alle prime medaglie «pesanti» del nuoto italiano ai mondiali australiani. Bellissima, per tecnica e carattere, la prova di Tania Cagnotto, bronzo dal trampolino di tre metri; magnifica, per intelligenza, grinta e carattere, la gara del «nonno» della spedizione azzurra, il trentasettenne Marco Formentini, argento nella massacrante 25 chilometri. Incredibile la rimonta di Filippo Magnini che, con bracciate da record mondiale, ha trascinato la staffetta 4x100 alla conquista dell’argento.
È, questa, la parte più bella dello sport, quella più umana: la gara, la tensione, l’emozione, la vittoria, la delusione, la sconfitta. Poi, purtroppo, c’è un altro sport, quello che si gioca nella stanza dei bottoni dove tutti sgomitano e si danno da fare per trovare spazi e visibilità e dove tanta, troppa, gente vorrebbe premere pulsanti che, in realtà, non ha a disposizione. È imminente l’elezione del nuovo presidente della Federcalcio. E, a mano a mano che si avvicina la scelta, si infittiscono le dichiarazioni dei politici. Prendiamo, ad esempio, quella fatta dalla ministra dello Sport e delle politiche giovanili Giovanna Melandri. «Non sta al ministro dello Sport decidere presidente o vicepresidente della Federcalcio, però una cosa voglio dirla: sono in vigile osservazione». Che cosa intende dire la signora? Che la scelta deve prima approvarla lei se no non se ne fa niente? Che se viene eletto un personaggio a lei poco gradito si rifà tutto? Purtroppo per la ministra e per i politici lo sport italiano funziona e tiene su la baracca perché i politici se ne occupano poco. E, nel caso dello sport, esistono delle regole che anche i politici, e perfino i ministri, devono rispettare. E l’elezione di un presidente federale, non li riguarda. Non è che i nomi che si prospettano all’orizzonte - Abete e Matarrese - ci facciano impazzire, tutt’altro. Ma la decisione tocca ad altri e certi messaggi, che possono apparire vagamente minacciosi, sarebbe meglio evitarli. Anche per una signora ministra.