«Elezioni, via i partiti dalle schede»

Togliere il simbolo dei partiti dalle schede e metterci le facce dei candidati. È questa l’idea del senatore Enrico Musso per riformare la legge elettorale. Di certo una novità assoluta in un panorama politico nel quale nessuno aveva mai ipotizzato soluzioni così originali, che non si rifanno ad alcun modello presente in altri Stati. Il «prof» presenterà questa mattina la sua proposta di legge di riforma elettorale, che si propone di cancellare le liste precompilate dai partiti e di svincolare i candidati al punto da renderli riconoscibili dall’elettore solo per le loro generalità e per la foto, non per l’appartenenza partitica. Nei collegi uninominali che Musso vorrebbe reintrodurre sia per la Camera sia per il Senato ci sarebbe inoltre la possibilità di votare anche due candidati: uno principale e uno «subordinato». La seconda preferenza verrebbe presa in considerazione solo nel caso in cui nessun candidato raggiunga la maggioranza assoluta nel collegio. In questo caso si sommerebbero ai suoi voti «principali» anche quelli espressi come seconda scelta nelle altre schede, in una sorta di ballottaggio immediato. Procedure certo assai poco snelle e forse non così «digeribili» da un apparato di scrutatori che ad ogni elezione si mette in mostra per il notevole ritardo con il quale vengono ultimate le operazioni di spoglio. Procedure che comunque confermano la voglia di «indipendenza» di Musso dalle posizioni del partito che rappresenta, cioè quel Pdl che lo ha portato in Senato proprio assegnandogli un posto sicuro in una lista bloccata.
Ieri, lo stesso senatore azzurro, ha anche affidato a un comunicato le sue critiche al ministro dell’Economia Giulio Tremonti, responsabile di aver limitato i fondi per la realizzazione della riforma dell’Università che Musso ritiene «la più importante finora portata avanti dal governo». Circa le posizioni di Tremonti, il professore genovese giudica questo «orientamento del governo contrario al programma elettorale del 2008 al quale ho aderito accettando la candidatura».
Un altro tentativo di smarcarsi per un esponente sempre molto insofferente alle scelte di partito e che oggi parteciperà al congresso dei Giovani Socialisti (quelli nel centrosinistra) insieme all’imam di Genova Husein Salah, il consigliere regionale di Sinistra Ecologia e Libertà Matteo Rossi e Andrea Agostini di Legambiente. La sinistra più a sinistra insomma, visto che i moderati dello schieramento, gli uomini del Pd, saranno solo nella sala accanto, sempre al Teatro della Gioventù, per l’assemblea provinciale del partito.