«Elezioni inutili, in Palestina l’unica via è il jihad»

Nel quindicesimo messaggio del 2006 il braccio destro di Bin Laden dice: «Abu Mazen uomo dell’America»

I cattivi maestri non mancano mai. Dopo quelli già in eccesso di casa propria, dopo le interferenze iraniane e dei Paesi limitrofi, i palestinesi devono fare i conti anche con Al Qaida. Non che Osama Bin Laden e il suo fedele braccio destro Ayman Al Zawahiri non ci avessero provato. Le loro incursioni ideologiche nelle questioni di Gaza e Cisgiordania e i loro primi sermoni sul conflitto israeliano palestinese risalgono al 2001, ma adesso, con una guerra civile in incubazione, l’interesse sembra pressante. A farlo capire ci pensa l’ideologo del terrore Zawahiri, comparso in video per denunciare i piani elettorali del presidente palestinese Mahmoud Abbas, meglio noto come Abu Mazen. Per il numero due di Al Qaida, l’unico a enunciare le linee guida del gruppo terrorista dopo l’eclisse mediatica di Osama, il presidente palestinese è un fantoccio degli americani, e i suoi tentativi di riguadagnare il controllo dei Territori attraverso elezioni anticipate sono destinati al sicuro fallimento. «Ogni altra scelta al di fuori della guerra santa porterà soltanto all’annientamento e alla sconfitta», spiega l’ex poliziotto egiziano nel video trasmesso sugli schermi di Al Jazeera. Secondo il numero due di Al Qaida il successore di Arafat è soltanto un «uomo degli americani» capace, se resterà presidente, di mettere fine alla guerra santa dei palestinesi.
Nella sua quindicesima apparizione annuale, firmata come sempre dalla casa di produzione Al Sahab, marchio registrato dell’industria mediatica di Al Qaida, Zawahiri resta fedele all’icona consueta. Indossa lo stesso turbante nero, la stessa tunica bianca e tiene il medesimo kalashnikov appoggiato alla scenografia scura che nasconde lo sfondo. «Chi pensa di liberare i territori islamici cedendo la Palestina agli ebrei o affidandosi a delle elezioni ispirate a una Costituzione laica e secolarista non riconquisterà neppure un granello di sabbia di quella terra», spiega Zawahiri nella parte riservata alla condanna di Mahmoud Abbas e dei laici di Fatah.
Ma ce n’è anche per Hamas, considerato evidentemente un pericoloso concorrente nella conquista dei cuori e delle menti dei palestinesi. Zawahiri lancia due pesantissime accuse al movimento islamico. La prima è di aver accettato una tregua con Israele. La seconda è di aver ceduto alla tentazione di partecipare alle elezioni. Le due mosse, secondo il vice di Bin Laden, rischiano di portare al «riconoscimento del nemico sionista». Ma Hamas è pure colpevole di non aver ispirato una Costituzione islamica prima di scendere nella competizione elettorale. «Non sono un movimento islamico, non si battono per il riconoscimento della supremazia della parola del Signore - chiede Zawahiri -? Dunque cosa aspettano per dare alla Palestina una Costituzione islamica?». A rispondergli sottolineando che «il movimento non ha abbandonato la resistenza» e che questa «può esprimersi con la partecipazione ad elezioni o l’inserimento nella vita politica» ci pensa il dirigente di Hamas, Sallah Bardawil.
Le interferenze «qaidiste» sono comunque l’ultimo problema di Mahmoud Abbas e del premier fondamentalista Ismail Haniyeh. Più grave è l’incapacità, dimostrata da entrambi, di tenere a freno le milizie e di fare rispettare la fragile tregua rinegoziata martedì sera. Neppure quel secondo cessate il fuoco è riuscito a superare la nottata. Poco dopo il suo annuncio le strade del centro di Gaza sono diventate teatro di nuovi feroci combattimenti conclusisi, dopo quattro ore, con l’uccisione di due miliziani di Fatah. Al termine di una mattinata segnata da un’incerta calma, il presidente Abbas si è profuso in un ennesimo appello in cui ha chiesto ai suoi fedeli e a quelli di Hamas di rispettare gli accordi e di salvare i palestinesi dalla guerra civile. «I responsabili politici e i militanti di tutte le fazioni devono dimostrarsi responsabili, devono agire con moderazione e autocontrollo, tutti quanti vogliamo solo garantire sicurezza e rispetto della legge per dedicarci a realizzare gli obiettivi della liberazione e dell’indipendenza nazionale», ha detto il presidente.
Mahmoud Abbas ha anche annunciato di «non essere contrario» alla riapertura dei negoziati con Hamas per la costituzione di un governo di unità nazionale. La nuova trattativa sarebbe ispirata da re Abdallah di Giordania. Dopo aver premuto su Fatah e Hamas costringendoli a ridefinire il cessate il fuoco, il sovrano hashemita si prepara a ospitare ad Amman i nuovi negoziati per la costituzione di un governo d’unità nazionale.
Dopo l’uccisione in Cisgiordania di due suoi militanti nel corso di un’operazione condotta da Tsahal, la Jihad Islamica ha intanto rotto la tregua annunciata tre settimane fa colpendo con sette missili i territori israeliani.