Elezioni, nella "guerra" dei marchi vince il Pdl

Un'indagine rivela: E' quello del Popolo delle libertà il marchio politico 'piu' forté e più protetto dalle contraffazioni, il solo che sembra essere blindato. Debole quello del Pd

Roma - E' quello del Popolo delle libertà il marchio politico 'piu' forté e più protetto dalle contraffazioni, il solo che sembra essere blindato. Lo scopre un'indagine curata da Arduino Mancini per la Tibicon, che prende in esame forza e debolezze, sotto questo aspetto, dei principali schieramenti. E mette in guardia il Pd, ma anche l'Udc, dalla vulnerabilità dei loro simboli. Di fronte al ruolo sempre più secondario delle ideologie, fa notare lo studio ('Il marchio è di destra o di sinistra?'), il simbolo è sempre più importante. Lo sa bene il Pdl di Silvio Berlusconi, che ha registrato anche in sede comunitaria il suo marchio e si è assicurato la proprietà di diversi domini sul web.

Per gli altri non è così: la cultura della proprietà intellettuale è estremamente carente, sottolinea la ricerca, e mette quasi tutti i partiti in una posizione di vulnerabilità nel caso di contenziosi. Il Pd per esempio, a fronte di un sito web ben organizzato e moderno, ha un marchio debole, secondo Mancini, per più motivi: perché l'aggettivo democratico è rivendicabile da tutti i partiti che si richiamano alla Costituzione, perché è registrato al livello nazionale e non comunitario, ma anche perché in realtà è stato registrato prima dal manager romano Marco Fuccello, che potrebbe sempre rivendicarne la titolarità. 'Vulnerabile', secondo lo studio, anche il simbolo dell' Udc, perché il marchio Unione di Centro è stato registrato, ma non dal partito guidato da Pierferdinando Casini. Ma soprattutto sul simbolo scudo crociato è ancora aperta la lotta a colpi di tribunale con la Dc di Giuseppe Pizza.

E se a sinistra, La Sinistra l'Arcobaleno non è proprio stato depositato come marchio e nessun partito politico ha mai pensato di registrare la Falce e Martello (un marchio con questi simboli esiste, hanno scoperto i ricercatori, ma è quello di un vino Lambrusco, il Rosso Stalin), sull'altro fronte anche la Lega Nord di Bossi e l'Mpa di Lombardo non hanno seguito le orme del Pdl e non hanno registrato i loro marchi. Così come la Rosa Bianca, alleato dell'Udc, che non ha depositato il suo marchio ed è anche stata costretta dal tribunale di Roma a cambiare il suo dominio per evitare confusioni con una associazione di Trento che ha lo stesso nome. Da qui i suggerimenti, che sono per tutti quelli di una maggiore attenzione alla tutela del nome, anche con la registrazione come marchio, meglio se a livello comunitario, nonché della registrazione sul web di nomi a dominio. Il Pdl lo ha già fatto, l'unico suggerimento in più per il partito di Berlusconi è di migliorare la gestione dei domini Internet. Quanto al Pd, si suggerisce, se già non l'ha fatto stringa un accordo con Fuccello per il pieno diritto all'uso del marchio, registri il marchio comunitario almeno per le categorie merceologiche di potenziale interesse, e acquisti almeno dei nomi a dominio chiave.