«Elezioni nuove, vita nuova Udc pronta a correre sola»

Casini sul prossimo voto in Molise: «Non ci sono vincoli di maggioranza. Vogliamo l’alleanza della Cdl ma con pari dignità»

nostro inviato a Fiuggi (Frosinone)
Un lungo applauso per Oriana Fallaci, una «piccolissima donna straordinaria». Un ricordo commosso dell'incontro con la grande scrittrice, avvenuto su un volo da New York per Roma, tre mesi fa. E una frase rimasta scolpita nella mente. «Mi disse: ascoltate il Papa, è l'unico che può salvarci perché è l'unico che non ha paura di dire la verità». Poi Pier Ferdinando Casini, nel suo nuovo ruolo di «battitore libero» della Cdl, inizia la sua controffensiva contro gli attacchi che gli sono piovuti addosso nelle ultime settimane per la sua navigazione politica ondivaga e per il presunto collateralismo con il centrosinistra. Un contropiede a volte rabbioso, sorretto dall'orgoglio dell'identità centrista di cui rivendica la «diversità» rispetto al resto del centrodestra.
L'occasione per imbracciare le armi pesanti è offerta dall'intervista pubblica con Enrico Mentana alla festa del suo partito. Un appuntamento atteso dal leader di Via Due Macelli che confessa di «essersi morso la lingua» il giorno prima per non replicare, ascoltando il dibattito con Sandro Bondi e Gianfranco Fini. Un desiderio di togliersi qualche sassolino dalla scarpa che culmina quando Casini, sul modello del Berlusconi vicentino, si alza in piedi, microfono in mano, e arringa direttamente la sua gente. «Non siamo noi gli opportunisti, noi siamo gente seria» attacca Casini. «Io conosco Berlusconi da quando, dai tempi di Forlani, andavo da lui per lamentarmi che le sue tv erano troppo socialiste. Lui non può pensare che io sono un opportunista. Berlusconi ha ragione quando dice che il nostro popolo vuole unità ma anche nel centrodestra ci sono impostazioni diverse». Poi l'affondo si fa più velenoso: «Noi non accetteremo di doverci giustificare perché questo partito è stato messo da qualche cialtrone sul banco degli imputati. Non mi riferisco ai capi ma a quella gente che dà aria ai denti senza pensare. Noi saremo durissimi con il governo su quello con cui non siamo d'accordo. Però se una cosa è giusta, io dico che è giusta. Più mi intimidiscono e più sarò duro perché io non faccio parte di quella classe dirigente che non si chiede cosa è giusto ma cosa ha detto Berlusconi».
La controffensiva casiniana alterna molto bastone e anche un pizzico di carota nei confronti degli alleati. «Berlusconi e Fini hanno un affetto enorme da parte nostra, ma su alcune cose dei nostri cinque anni anni di governo dobbiamo fare un'analisi autocritica». I fendenti agli alleati non mancano. «Sull'Afghanistan è stato presentato lo stesso decreto che aveva presentato il centrodestra e subito è partita la rumba di non votare il decreto. Una cosa folle. Poi i giornali dicono che Casini vuole fare la crocerossina a Prodi. Ma siamo quelli che tradiscono il Polo perché diciamo una cosa ovvia, ovvero che bisogna rifinanziare la missione?». Nella controffensiva scaccia-accuse c'è spazio anche per un accenno di autocritica. «Io posso aver detto una frase infelice quando ho detto che non moriremo berlusconiani. Una frase infelice, perlomeno perché nessuno ha voglia di morire. Ma se abbiamo preso il 7% è perché abbiamo testimoniato dei valori che esistono nel Paese. E la disputa sull'eredità è ridicola, infantile. Io sono un uomo libero e l'unico modo di dare speranza ai moderati è quello di parlare a schiena dritta. Ma sia chiaro che noi stiamo ponendo una questione vera al centrodestra, altro che andare a sinistra. Chi ha voluto farlo è già lì».
Casini, nel suo lungo sfogo «identitario», tende una mano al transfuga Marco Follini. «Non lo nascondo, con lui ho dissenso ma lo ritengo una risorsa». Poi l'ultimo affondo. «Elezioni nuove, vita nuova. Non esiste più un vincolo di maggioranza, se necessario siamo anche pronti ad andare da soli in Molise dove presto ci saranno le elezioni. Ma noi vogliamo realizzare un'alleanza di centrodestra. E questo vuol dire sedersi a un tavolo e condividere un programma. Pari dignità, altrimenti siamo pronti ad andare da soli. Vogliamo fare il nostro partito dei moderati, l’obbiettivo è raggiungere il 15% alle europee».