Elezioni, il "risiko" dei candidati nelle mani di Berlusconi e Bossi

Al voto a giugno undici Comuni e province in Lombardia Ai leader di Pdl e Lega l’ultima parola sulle amministrative. Schermaglie, Giorgetti: «Se vogliono correre con noi decidiamo insieme». Corsaro: «Solo proposte»

A domanda risponde: «Noi vogliamo rimanere nella Casa della libertà». Giancarlo Giorgetti, segretario della Lega Lombarda, non ha dubbi sul futuro del Carroccio alle amministrative. Ma c’è quell’elenco di cognomi stilato dal Pdl - otto candidati su undici tra Province e Comuni capoluoghi - che lo spinge a lanciare un avvertimento: «Se vogliono correre da soli quelli sono i candidati»; ovvero «se vogliono correre insieme a noi i candidati li dobbiamo decidere assieme».
Uscita lapalissiana cui replica Massimo Corsaro, coordinatore regionale lombardo, ricordando che «si tratta di soluzioni» proposte dal Pdl alla Lega e che, «come precisato da Ignazio La Russa, saranno operative solo dopo gli incontri congiunti». Annotazione replay di quello che già era stato deciso al vertice Pdl-Lega di lunedì scorso a Palazzo Marino, dove al termine la Lega si è «riservata di esaminare la questione (candidature, ndr) in un quadro interregionale più ampio». Che significa prima di chiudere il risiko lombardo anche mettere a punto con il Pdl le candidature sia in Piemonte che in Veneto.
Passaggi che oggi diventeranno, diciamo, operativi con l’atteso incontro tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi: preannunciato per ieri e poi slittato ad oggi, appuntamento indispensabile per sciogliere i nodi e dare quindi il via libera alla campagna elettorale dei candidati.
Confronto che, chiosa Maurizio Lupi, presidente della Camera e vicecommissario milanese, «porterà a un accordo»: «Giusto che la Lega faccia presenti le sue osservazioni ma la certezza è che saremo insieme» perché «gli elettori non capirebbero un quadro diverso» e, poi, «anche a livello amministrativo dobbiamo dimostrare quest’unità che avrà il suo culmine con l’approvazione del federalismo fiscale».
Dunque, resta lo schema Pdl con la rosa di otto nomi per altrettante amministrazioni che, secondo indiscrezioni, sarebbe così delineato: a Forza Italia la provincia di Milano (con Guido Podestà), Brescia (Giuseppe Romele) e le amministrazioni comunali di Cremona e di Pavia (Alessandro Cattaneo); ad Alleanza nazionale andrebbero la Provincia di Monza (Dario Allevi), Lecco (Daniele Nava) con l’aggiunta di Bergamo città (Franco Tentorio). Alla Lega resterebbero così i candidati per la Provincia di Bergamo, di Sondrio (Fiorello Provera) e di Cremona (Federico Lena) o, in alternativa, Lodi. Quella restante sarebbe tenuta in caldo per l’Udc in corsa con il centrodestra.
Situazione che, forse, potrebbe vedere qualche riaggiustamento: ad esempio, la Provincia di Cremona potrebbe andare in quota An in cambio di quella di Lecco. O, perché no, la candidatura a Monza non dell’attuale vicesindaco di An bensì del capogruppo regionale di An, Roberto Alboni. Certo è che Brescia - lo scoglio da cui dipendevano le altre scelte - resta di Forza Italia, dopo il passo indietro di An che per Viviana Beccalossi avrebbe reclamato la poltrona di coordinatore provinciale del Pdl.
Anche Milano «avrà il presidente provinciale del Pdl» che arriva da An, afferma La Russa. Uscite ante-congressuali che vanno di pari passo con quella che, gli addetti ai lavori, definiscono la dodicesima provincia lombarda: la presidenza della Fondazione Fiera che la Lega vorrebbe «per invertire la rotta nella gestione». Ma la parola finale spetta oggi a Berlusconi e Bossi.