Le elezioni si fanno in famiglia e il marito strapazza la moglie

A Casacanditella (Chieti), i due candidati erano coniugi. Al marito il 95% dei consensi, ma è tutto calcolato: la lista della moglie era solo un escamotage per evitare l'annullamento del voto in caso di mancato raggiungimento del quorum

Scordatevi la «Guerra dei Roses». Non azzardatevi neppure ad avanzare paragoni con la faida familiare tra Letizia e Milly Moratti, cognate contro. Questo è un derby vero, nel senso che entrambi i contendenti hanno la vera al dito. Marito e moglie contro, consorti e candidati, eppure alleati.
Questa storia da Strapaese che riunisce splendidamente la nuova triade nazionale di «voto, patria e famiglia», avviene a Casacanditella, paese di 1400 abitanti sui colli del Chietino (Chieti). Qui, marito e moglie si sono schierati in due liste contrapposte e hanno affrontato la campagna elettorale da avversari. Senza però colpi bassi che potevano preludere al divorzio. Non perché i due siano particolarmente sportivi e leali, ma perché - in realtà - più che avversari erano alleati.
Già, perché inizialmente il candidato sindaco era lui, Giuseppe Erminio D'Angelo, a capo della lista «Ricominciamo». Il problema, però, stava nell'affluenza. Perché in caso di mancato raggiungimento del quorum (50% più uno), in presenza di un'unica lista, le elezioni sarebbero state invalidate. Come fare, dunque? Semplice, far presentare una lista alla moglie, Ada Canali. Una lista senza alcun intento di vittoria, ma che permettesse di bypassare il problema quorum. Detto, fatto: Ada Canali diventa candidata sindaco della lista «Salvagente» e le elezioni sono comunque salve.
Per la cronaca, ha stravinto il marito, con il 94,88% dei consensi, 705 voti. Solo 38 ne ha racimolati la moglie, pari al 5,11 per cento. Otto candidati in lista, 38 voti: nemmeno cinque voti a testa. Il che significa che pure in famiglia, tra parenti e amici, tutti si sono schierati con il marito. Poco male: il paese ha il suo sindaco e pare che in consiglio comunale i coniugi non si tireranno i piatti. Ma c'è da giurarci: alla prima delibera contestata, il sindaco rischia di dormire sul divano.