Elezioni Usa: conservatori (troppo) divisi alla meta

Il partito dell’elefante si divide sempre di più. La nuova sfida è Romney-Santorum, con Ron Paul a fare da terzo incomodo e con Newt Gingrich pronto ad approfittare della guerra fra gli altri tre: tutti contro Obama, ok. Ma ora tutti contro tutti. <strong>GUARDA LO SPECIALE</strong> <strong><a href="http://www.ilgiornale.it/usa_-_elezioni_2012/speciale-id=137-tipo=107-rs... target="_blank">ELEZIONI USA 2012</a></strong>

Il paradosso politico dell’inizio delle primarie repubblicane è che il partito dell’elefante si divide sempre di più. La nuova sfida è Romney-Santorum, con Ron Paul a fare da terzo incomodo e con Newt Gingrich pronto ad approfittare della guerra fra gli altri tre: tutti contro Obama, ok. Ma ora tutti contro tutti: logico fino a un certo punto. Perché è ovvio che ognuno cerca la nomination, ma qui non parliamo solo di tre (o eventualmente quattro) candidati: parliamo di anime diverse l’una dall’altra da distanze siderali che restano a segnare una difficoltà enorme da parte dei repubblicani di trovare un candidato forte, in grado di compattare l’elettorato conservatore e magari attrarre le masse degli indecisi e dei delusi dal presidente democratico. Romney rappresenta l’anima moderata: piace all’elettorato più sobrio. È mainstream, insomma, il che lo identifica positivamente e negativamente allo stesso tempo. È l’uomo che può sperare di trascinare i voti e i soldi di Wall Street e della grande industria, provando ad allontanarli da Obama. È un businessman ricco e che deve alla finanza una cospicua parte dei suoi guadagni. Lontano, quindi, da quell’ala rumorosa e molto arrabbiata degli anti-sistema che hanno aiutato i repubblicani a riprendersi la Camera del Congresso poco più di un anno fa.

Rick Santorum, invece, identifica quella parte del partito repubblicano profondamente religiosa: è cattolico, ma sfonda anche tra gli evangelici. L’ex senatore della Pennsylvania piace zero alla finanza: ha appena trovato grandi finanziatori che però appartengono a quel mondo dei ricconi del West sganciati da Wall Street. Anche Santorum non è un candidato che affascina particolarmente il tea party: il think tank libertario, Cato Institute, l’ha definito un big governement conservative, cioè un conservatore troppo statalista e centralista. L’uomo del tea party è Ron Paul, terzo in Iowa ma per il momento poco accreditato come potenziale vincitore finale.

Tre candidati, tre anime. Una triangolazione che metta d’accordo tutto oggi è difficile. Per questo c’è chi vede la possibilità di una sorpresa. Un candidato a sorpresa: uno serio, credibile, forte, che piaccia all’establishment, alla destra religiosa e al tea party. Ieri l’idea l’ha suggerita Bill Kristol in un’intervista al Sole 24 ore. «L’uomo giusto sarebbe il governatore dell’Indiana, Mitch Daniels». Possibile? Tecnicamente sì. Affascinante l’idea. Difficile che accada. Difficile, non impossibile.
Twitter: @giudebellis