Elezioni Usa, primo voto nel Sud I veleni non fermano McCain

Repubblicani alla prova in South Carolina e Nevada. Nello Stato dei casinò Clinton favorita tra i democratici

da Washington

La campagna elettorale americana, soprattutto con il calendario folle di quest’anno, assomiglia sempre di più a un circo a tre piste, con i candidati che saltano non soltanto da un’estremità all’altra del Paese ma anche da un argomento all’altro. Il repubblicano Romney, per fare una puntata in Nevada, ha lasciato, praticamente a metà un approfondito dibattito nel South Carolina (in entrambi gli Stati il partito dell’Elefantino vota oggi): se il Partito repubblicano debba essere dominato dalla sua componente essenzialmente patriottica e volto all’egemonia mondiale oppure dalla sua anima religiosa «fondamentalista». Romney lo ha fatto anche perché il South Carolina sembra andare male per lui. Non solo maluccio ma, se si può credere ai sondaggi, malissimo. L’uomo riemerso a Detroit dopo le sconfitte nell’Iowa e nel New Hampshire rischia di tornare sott’acqua al primo incontro della sua campagna elettorale con le realtà politiche del Sud. Le intenzioni di voto rivelate dalla Reuter lo danno addirittura al quarto posto con qualcosa attorno al 12% dei voti, superato perfino da Fred Thompson, che gioca la sua ultima carta dopo le delusioni dei test iniziali, quasi doppiato da «Don Camillo» Mike Huckabee (22%) e lasciato a distanza addirittura siderali da John McCain, «vittima» del suo ritorno di fiamma nel Michigan e che in South Carolina sfiora il 30%.
McCain è protagonista per molte ragioni: per quello che è, per il contrasto che mette in luce nei confronti dei concorrenti e anche perché vittima di una velenosa campagna di diffamazione. Non lo accusano soltanto di aver cambiato opinione su diversi argomenti anche importanti (lo fanno tutti) ma lo colpiscono nel suo passato, nel suo orgoglio e nel suo onore. È stata fatta girare la voce, alla vigilia del voto nel South Carolina, che McCain non sia stato, durante i cinque anni della sua prigionia nel Vietnam del Nord, l’eroe e il soldato esemplare meritevole di ammirazione e affetto oltre che delle medaglie di cui è stato insignito. Gli spruzzatori di veleno insinuano addirittura che egli avrebbe, per sopravvivere ai disagi e alle torture cui era sottoposto in un famigerato carcere di Hanoi, «venduto» dei suoi commilitoni che languivano nelle stesse celle. La denuncia è arrivata con una intestazione, «Veterani dal Vietnam contro McCain» sconosciuta fino a ieri ma che nei toni, e presumibilmente nelle intenzioni, sembra ricalcata su un gruppo quasi omonimo che nelle elezioni presidenziali del 2004 diffamò il candidato democratico John Kerry, anch’egli tre volte decorato per il coraggio dimostrato durante la guerra del Sud Est Asiatico. Colto di sorpresa, Kerry si difese male. McCain dovrebbe essere più agguerrito, se non altro perché questo è solo uno dei colpi bassi che ha ricevuto negli ultimi giorni: l’hanno accusato fra l’altro di avere «votato in favore di usare dei bambini non nati per ricerche mediche» e anche di «avere un figlio illegittimo di pelle nera, che avrebbe fatto adottare da Madre Teresa di Calcutta» (di cui si è parlato, in un contesto completamente diverso, a proposito di un altro candidato alla Casa Bianca, il democratico Dennis Kucinich, che ha appena sposato una «suora laica» ex collaboratrice di Madre Teresa e che, penultimo in tutti i sondaggi, dichiara che lui, avendo trovato una moglie così, «le elezioni le ha già vinte»). McCain non ha dubbi: nel dibattito fra la Bandiera e la Croce sceglie la prima. In uno Stato come il South Carolina che di bandiera ne ha avuta un’altra, quella del Sud, durante la guerra civile e che è stata ammainata dal penultimo governatore dalla cupola del Campidoglio. Quanto ai democratici, che votano oggi solo in Nevada, i sondaggi danno Hillary Clinton in vantaggio di 5 punti su Barack Obama.