Gli elicotteri "in concerto" sul cielo di Roma

L’Helicopter quartet di Karlheinz Stockhausen protagonista al Festival delle Scienze. In campo quattro violinisti e una squadriglia di piloti provetti<br />

Una domenica bigia di metà gennaio ha fatto da cornice a un evento a dir poco insolito. Sopra l’auditorium Parco della Musica volteggiano quattro elicotteri. Non si tratta di un’operazione di sicurezza, né di un deprecabile ingorgo aereo. Bensì di un concerto. Già, un concerto di musica contemporanea. E l’autore dello spartito è uno dei grandi nomi della tradizione novecentesca: Karlheinz Stockhausen. Helicopter quartet era in programma ieri mattina al Parco nella Musica, quale momento significativo del Festival delle Scienza. Sul palco della sala Sinopoli solo il presentatore: il matematico Piergiorgio Odifreddi. A bordo dei quattro velivoli a eliche i componenti del quartetto Arditti (Irvine Arditti, Grame Jennings, Ralf Ehlers e Rohan de Saram) collegati in videoconferenza con la sala. I musicisti hanno dato corpo a una delle più audaci visioni del celebre compositore tedesco. Odifreddi dal palco inizia a parlare di sogni, di cieli, di angeli, degli strani calcoli matematici che si usano per far correre il suono nello spazio. Accanto a lui l’uomo col violino in mano è Irving Arditti. Quest’ultimo parla brevemente di archi, di corde, di eliche poi saluta e se ne va. Una telecamera lo segue e poco dopo sul grande schermo che chiude il palcoscenico il pubblico riconosce i giardini pensili dell’Auditorium. Lì, a pochi passi, c’è la sagoma inconfondibile di un elicottero: si apre un portellone e un uomo col violino sale a bordo. Gli altoparlanti della Sala Sinopoli restituiscono il rombo lento di un motore, mentre sullo schermo si disegna l’immagine dell’elicottero che si stacca, lentamente, da terra. Un minuto dopo altri tre elicotteri si uniscono al volo e gli spettatori scoprono, all’improvviso, che a bordo di ciascun elicottero c’è un musicista intento a suonare la sua parte: il “canto” dei due violini, della viola e del violoncello si unisce con il suono dei motori, delle pale, delle nuvole e del vento. (Per la cronaca, vale la pena segnalare che uno dei quattro piloti impegnati in questo concerto è Gianni Bugno, due volte campione mondiale di ciclismo). Dopo 21 minuti di musica dal cielo la squadra di “elicotteri musicali” ritorna alla base, ma un elicottero atterrerà nuovamente in Auditorium, riportando il primo violino, insieme al comandante della squadriglia aerea sul palco, per raccontare la straordinaria esperienza di imitare con il suono degli archi e delle pale il linguaggio del cosmo e per raccogliere il composto ma sincero applauso del pubblico. Forse non tanto per l’armonia della musica o per l’esecuzione, quanto per l’audacia di sperimentatori senza confini (ancora per la cronaca, dal 1996 – anno della composizione di Helicopter Quartet – a oggi, questa è la terza esecuzione assoluta e la prima italiana dell’opera). Il Quartetto per archi ed elicotteri è senza dubbio una delle opere più famose di Karlheinz Stockhausen ma anche una delle più complesse ovviamente dal punto di vista dell’esecuzione. Coinvolgere un “quartetto” di elicotteri abbinati a un quartetto d’archi, far “diventare musica un battito d’ali” sembra essere una follia, ma integrarli come “strumenti di una enorme cosmica partitura musicale e visiva” sopra i tetti di Roma utilizzando le migliori conoscenze tecniche di trasmissione, solo questo genio indiscusso del XX secolo lo poteva immaginare e mettere sul pentagramma. Le difficoltà per cui questa opera ha avuto solo tre esecuzioni su un totale di 35 previste dall’autore sono dovute a diversi motivi. Anzitutto la novità di un concerto aereo, la concezione di un meccanismo perfetto in aria, la sua totale proiezione a terra pone enormi problemi: traffico aereo e tutto ciò che ne comporta in una grande città, ponti di comunicazione audio/video di perfetta affidabilità, enorme sincronia tra i musicisti nel suonare separati in un ambiente non certo consono ad un concerto, preparazione specifica dei piloti, scelta degli elicotteri (essi stessi da pensare come strumenti aggiunti ai quattro elicotteri) costituzione di uno staff di esperti con competenza e sinergia ben al di fuori di una normale esperienza di volo o di un concerto.