Elicotteri, fanteria e blindati in un’operazione ad alto rischio

Grazie alle unità navali potranno essere utilizzati anche i cacciabombardieri AV-8. Nella brigata di terra impegnati Lagunari e Marò della San Marco

Andrea Nativi

Gli Stati maggiori delle nostre Forze Armate stanno studiando un ventaglio di opzioni per la costituzione del contingente nazionale che sarà inserito nella Unifil. Il Coi, il Comando operativo interforze dello Stato maggiore della Difesa sarà responsabile per la gestione della missione e ha chiesto agli stati maggiori di forza armata, responsabili per la preparazione e l’approntamento delle forze, quale sia la disponibilità di uomini e mezzi, tenendo conto degli impegni nelle altre missioni e delle turnazioni già pianificate. Le decisioni definitive dipenderanno da un lato dall’esito della «conferenza dei donatori» nella quale i diversi paesi disposti a partecipare alla missione manifesteranno l’entità dell’impegno che sono disposti a sottoscrivere, dall’altro da elementi tecnici quali la definizione effettiva dello scopo della missione e delle regole di ingaggio. Peseranno anche le decisioni del governo e in qualche misura quelle del parlamento nazionale.
Le Forze Armate sono in grado di approntare una Forza con la consistenza di 2.300-3.000 uomini come quella di cui si sta parlando in questi giorni. Questo perché al momento sono impegnati in missioni internazionali poco più di 7.500 uomini ed è possibile salire senza problemi ad almeno 10.000 unità, mantenendo questo sforzo per periodi prolungati. Inoltre il contingente in Irak, che conta ancora 1.600 effettivi, sarà ritirato completamente entro la fine dell’anno. Il nuovo impegno in Libano è quindi affrontabile. E agli uomini schierati sul terreno si potranno aggiungere anche gli equipaggi delle unità navali e quelli dei velivoli che provvederanno al trasferimento in teatro del contingente e al suo sostegno/appoggio.
Come di consueto il contingente sarà costituito intorno al «telaio» fornito da una delle brigate dell’Esercito. E vista la natura della missione si tratterà di una brigata meccanizzata, non di una brigata di fanteria leggera o blindata. Viene naturale pensare ad unità come l’Ariete, la Garibaldi, alla Sassari. Tuttavia, considerando che il teatro operativo è facilmente raggiungibile dal mare, si può anche ipotizzare l'impiego della nuova Forza di proiezione dal mare, una brigata leggera che combina i Marò del Reggimento San Marco della Marina ed i Lagunari del Reggimento Serenissima dell’Esercito. In ogni caso, visto che sarà essenziale garantire il massimo livello di protezione ai nostri soldati e una adeguata potenza di fuoco per reagire ad eventuali atti ostili, è auspicabile che il contingente includa mezzi meccanizzati e corazzati, idealmente veicoli da combattimento della fanteria Dardo e Vcc, carri da combattimento Ariete ed eventualmente blindo Puma 4x4 e 6x6 e blindo pesanti Centauro. È sperabile siano pronti anche i primi veicoli leggeri protetti Vtlm.
Alle forze di manovra (è probabile che l’Italia inserisca nella sua brigata anche una pedina fornita da qualche altro paese) si aggiungeranno poi le unità di supporto al combattimento e servizi: artiglieria (semoventi M-109L) e forse anche artiglieria contraerea, genio (con carri Leopard genio e recupero), trasmissioni, forze speciali (una forza «combinata» composta da distaccamenti del 9° Reggimento Col Moschin dell’Esercito e del Gi del Comsubin della Marina), forze per operazioni speciali (una compagnia ranger, ad esempio del 4° Reggimento Monte Cervino e elementi del 185° Reggimento Rao della Brigata Folgore), elementi specializzati per la guerra elettronica, operazioni Psyop e Cimic, una robusta componente intelligence, comprendente sia elementi del Ris sia del Sismi, una componente sanitaria. Molto importante e consistente sarà il reparto logistico di aderenza per il supporto diretto, almeno per i primi mesi. Ci sarà naturalmente anche una Msu dei Carabinieri, anche questa probabilmente con capacità combat più spiccate del solito.
È cruciale il supporto aereo e del resto già oggi il contributo italiano all’Unifil consiste proprio in elicotteri dell’Aves dell’Esercito, inquadrati in Italair. Gli elicotteri potranno essere basati a terra, ma anche su unità navali anfibie o sulla portaerei Garibaldi, che consentirebbe anche di schierare qualche cacciabombardiere AV-8B. Non guasterebbero certo i velivoli senza pilota, almeno quelli più leggeri.
È importante comunque che nel dimensionamento e nella scelta degli assetti pesino più le considerazioni tecniche e la prudenza piuttosto che le pruderie della sinistra estrema, la missione è già rischiosa senza aggiungere ulteriori elementi di criticità.