Elio Germano: "Egocentrico io? Amo il rischio"

L’attore rivelazione è nei cinema con <em>Tutta la vita davanti</em> di Virzì e <em>Nessuna qualità agli eroi </em>di Franchi

Roma - Compirà ventotto anni a settembre, ma il curriculum di Elio Germano è già da veterano: 24 film, 4 corti, 10 fiction tv, 7 spettacoli teatrali, 12 riconoscimenti, tra i quali un David di Donatello e un Nastro d'argento per come rese il «fasciocomunista» Accio Benassi di Mio fratello è figlio unico. E pensare che fino all'ultimo esitò prima di accettare l'offerta di Luchetti. L'hanno definito «il De Niro italiano», per come cesella certi personaggi nevrotici, minacciosi, che si addicono al suo fisico magro, nervoso, pure inquietante. Etichetta un po’ logora, d'accordo, che fa il paio con la leggenda del giovin attore engagé, campione di anti-berlusconismo, rimasto a vivere nella periferia romana di Corviale a curare il suo orto.
Da una settimana lo si può vedere addirittura in due film nelle sale: Tutta la vita davanti di Paolo Virzì, dove è Lucio 2, un adrenalinico e gasato venditore di robottini che pensa di avere il mondo in tasca e invece si ritrova con la scritta «sfigato» in fronte; e Nessuna qualità agli eroi di Paolo Franchi, dove è Luca Neri, uno scorticato parricida che intavola un ambiguo rapporto di complicità con un avvocato pieno di debiti, a sua volta ossessionato dalla figura paterna. Due ruoli diversi, se non fosse che in entrambi i film Germano finisce fuori strada con l'auto. «Nella vita guido benissimo, mi hanno addirittura aumentato i punti», scherza l'attore, il viso ornato da una barbetta rossiccia, subito tornato tra le nevi di quel «Friuli Tristezza Giulia» (così ha ribattezzato la regione) che ospita il set del nuovo film di Salvatores, Come Dio comanda. Lui fa Quattroformaggi, lo svitato del paese coinvolto in una sgangherata rapina a un bancomat. Non bastasse, Daniele Vicàri sta finendo di montare Il passato è una terra straniera, nel quale Germano è uno studente di giurisprudenza risucchiato in un losco mondo di bische, droga e stupri. Intanto è ancora in sala Il mattino ha l'oro in bocca, cine-biografia del «giocatore» Marco Baldini.

Non saranno troppi? «Guardi, non ho il problema di costruirmi una carriera, di promuovere il mio ego. Mi piace lavorare, se c'è una bella storia da raccontare, io accetto. Spesso sconto il fatto di non avere successo, amo rischiare, non fossilizzarmi, ma non è che io cerchi programmaticamente film particolari o difficili». Di sicuro Nessuna qualità agli eroi non è di quelli facili. Scandalo a Venezia 2007 per via della famosa erezione vista di lato sulla quale molto si favoleggiò (era vero o di gomma il bigolo svettante?), il secondo lungometraggio di Franchi è intriso di psicoanalisi, di sesso esplicito o sognato, di riferimenti colti, da Burri e Vedova a Chéreau e Dumont, di un dolore che esplode anche nell'impasto sonoro in vista dell'epilogo a sorpresa. Per diventare Luca, capelli rapati a zero, sguardo allucinato sotto il cappuccio del Montgomery, Germano è dimagrito cinque chili, sottoponendosi a una sorta di psicodramma collettivo, «un percorso personale», con il regista che gli faceva ripetere anche quaranta volte una scena perché scordasse le battute e le facesse sue. Lui conferma: «Mi piace lavorare su personaggi complessi, a un passo dalla rottura, in crisi con se stessi. Luca potrebbe uscire da una pagina di Shakespeare o di Dostoevskij. Deve fare i conti con una sorta di tribunale interiore che assume le fattezze di un padre autoritario e castrante. Una benedizione recitare ruoli del genere. Tutto il resto, il cicaleccio giornalistico su quella scena e i titoli dei giornali, non mi interessa. Per dirla con Guccini, “Vendere o no non passa tra i miei rischi/ Non comprate i miei dischi e sputatemi addosso”».

Gran lavoratore sul set, Germano ha smesso di scrivere racconti, ma continua a suonare nel gruppo folk-punk Le bestie rare, col quale ha appena inciso un cd intitolato Come un animale, molto «left oriented». Per non farlo arrabbiare guai a parlargli d'una presunta rivalità con Riccardo Scamarcio, che ovviamente smentisce. Sostiene che un attore, per meglio annullarsi, non dovrebbe mai guardarsi allo specchio mentre lavora, confessa di intendersi meglio con certe ragazze liquidate come «brutte», perché sono più «rilassate e vive», teorizza che «il mio lavoro è essere nessuno». Un po’ narcisista però è, altrimenti non si sarebbe fatto ritrarre da Vanity Fair vestito come Daniel Day-Lewis: lobbia striminzita in testa, braghe a scacchi, giubbetto di pelle su camicia bianca e bretelle viola. Molto trendy.