Elisa, un consiglio ai giovani: «Sul palco senza esitazioni»

«Quando Giuliano Sangiorgi dei Negramaro apriva i miei concerti io lo presentavo. Ho seguito l’esempio del grande Peter Gabriel»

La sua prima volta se la ricorda ancora come fosse ieri. Allo stadio «La favorita» di Palermo, in apertura al concerto di Zucchero. Era il 1997, dieci anni fa precisi, davanti a migliaia di fan accaldati e in attesa. Lei contò fino a tre, poi entrò in scena e cominciò a cantare. È un’emozione che conosce bene, Elisa, quella degli inizi. Un’adrenalina che sembra paralizzarti, e invece poi ti fa esplodere di energia.
Abbiamo incontrato la cantante al Rolling Stone in occasione del «Cornetto Free Music Audition», concorso per selezionare le band emergenti che, quest’estate, avranno la grande possibilità di suonare coi big della musica.
Elisa, che consiglio dai a questi ragazzi?
«Uno solo: tappatevi il naso, e buttatevi. Io ho fatto così. Prima di salire sul palco ero terrorizzata, non ero mai stata davanti a un pubblico così vasto. Mi sembrava di non ricordarmi più niente, neanche i testi delle canzoni. Avevo dei vuoti clamorosi. Ma quando poi attacchi è un’altra cosa. Il primo pezzo è tragico, il secondo va meglio, al terzo la paura passa completamente».
Aprire l’esibizione di un grande artista non è semplice. Anche la gente all’inizio reagisce con diffidenza, ma spesso le band emergenti si rivelano dei grandi talenti, come successe coi Radiohead che fecero da spalla ai Rem nel 1995 a Catania.
«Quando sale sul palco uno sconosciuto spesso la gente è disorientata. È come se non sapesse bene da che parte stare. Molto però sta a noi artisti di punta, che dobbiamo preparare il pubblico. Io l’ho imparato da Peter Gabriel che ha molta cura dei suoi gruppi spalla. Per esempio, quando Giuliano Sangiorgi dei Negramaro apriva i miei, io uscivo sul palco e lo presentavo».
La reazione poi varia da città a città. Quando sei tu ad esibirti, per esempio, come ti sembra il pubblico di Milano?
«Molto nordico direi.. un po’ freddo, e soprattutto attento. Ma è proprio quello che mi piace, perché in questo assomiglia molto alla gente delle mie zone. Per questo mi ci identifico. Lo sento molto simile a me, in sintonia con quello che farei io ad un concerto se fossi tra la gente».
Quando tornerai a cantare a Milano allora?
«Abbiamo suonato al Forum di Assago a gennaio, quindi per il tour estivo non sono previste altre tappe. Ma l’idea è quella di tornare a Milano in inverno».
Intanto tra il 13 luglio a Strà, Venezia, partirà la seconda parte del tuo tour acustico..
«Sì, e sarà molto diversa dalla prima. Sul palco ci saranno 18 musicisti, useremo molto gli archi e i cori. Uno spettacolo dolce, melodico, tutto da ascoltare».