Elisa, dieci anni di rock «Ora canto in italiano»

Nel cd Soundtrack 98-06 c’è anche un duetto con Ligabue. «Voglio essere più riconoscibile»

da Milano

Lei non impiega molto a riassumerlo: «Questo disco è un punto a capo». Forse per questo Elisa ha scelto di presentarlo (e poi suonarlo) agli Arcimboldi, in un’atmosfera che sa di ripartenza. Tanto per cominciare, Soundtrack 98-06 è la colonna sonora dei suoi dieci anni di cantante, iniziati quand’era sedicenne sotto l’ala di Caterina Caselli. Quindi ci sono i primi brani in inglese come Sleeping in your hand, cantati con quell’inglese cristallino che all’inizio la faceva scambiare per un’interprete americana. E poi Luce (Tramonti a Nord est) con cui ha vinto a Sanremo nel 2001 facendo quello che non si sarebbe mai aspettata, cantare nella lingua di casa, quella che nella sua Monfalcone si tratta con rispetto e parsimonia. «Mi sento all’inizio di un nuovo periodo - dice lei - perché adesso immagino davvero un disco in italiano dall’inizio alla fine». Intanto, nella sua colonna sonora, che ieri sera ha presentato con un mini concerto di sei brani, ci sono anche quattro inediti, che sono la sua nuova carta d’identità perché per la prima volta hanno il ritmo della confessione, del racconto personale.
Innanzitutto, Gli ostacoli del cuore, cioè il duetto con Ligabue, un brano che lui le ha confezionato su misura, spiegandolo così: «Stavo suonicchiando la chitarra e a un certo punto mi è uscita una melodia a cui subito si è allineata una serie di parole che mi risultavano particolarmente femminili rispetto al mio consueto modo di scrivere. Appena l’ho finita, mi è venuto in mente che l’avrebbe cantata Elisa».
E così ieri sera loro due hanno fatto il debutto insieme sul palco (trasmesso in diretta su Alice Home TV e sul portale Rosso Alice). Lei, nel suo nuovo look firmato da Miu Miu. Lui al solito rauco e rassicurante: una coppia speculare, legata dal filo sottile della melodia e forse più vicina che mai. «Il carattere che ho - ha spiegato Elisa prima di salire sul palco - mi ha sempre fatto guardare avanti, continuavo a immaginare, a vivere di sogni anziché godermi le cose belle di tutti i giorni». Perciò, per questa spinta fantastica a esplorare un altro mondo per non accettare il proprio, Elisa ha iniziato a cantare in inglese trovandosi quindi persa nella terra di mezzo, senza un connotato identificabile a prima vista: «Il percorso non è stato quello che sognavo, non mi sento arrivata da nessuna parte», dice oggi ripensando soprattutto a Pearl days, il disco prodotto da un mammasantissima del rock americano come Glenn Ballard: «Ci voleva più consapevolezza, più coerenza, una precisione del suono corrispondente all’immagine. E ora, inizio a capire che, cantando in italiano, sarei stata più riconoscibile». Allora, punto a capo: nel 2008, con il nuovo ciddì, Elisa parlerà una nuova lingua, la sua, che finalmente sarà anche la nostra. \