Elisa, lo show della maturità All’Arena un kolossal teatrale

Tutto esaurito a Verona per l’imprevedibile concerto dell’artista accompagnata da ballerini e comparse. Standing ovation finale. "Quando salgo sul palco spacco una bambola che mi raffigura: così inizia un nuovo gioco"

Verona - Ebbene sì, c’è qualcosa di commovente nell’aver seguito la crescita di Elisa, la sua evoluzione da esordiente di Monfalcone, quand’era incerta e candida e piena di idee, fino a qui, fino al palco dell’Arena di Verona. Dunque l’altra sera davanti a una platea tutta esaurita da mesi, è stato il suo trionfo con lo spettacolo che non t’aspetti, un concerto mischiato con un musical, una gigantesca rappresentazione a quadri con decine di comparse, una scenografia imponente su due piani e un corpo di ballerini che durante le ventiquattro canzoni hanno cambiato costumi, tempi e passi con una frequenza imprevedibile. «Però io ho fatto qualche errorino, talvolta ho sbagliato i tempi» ha confessato lei nel suo camerino dopo lo show, facendo ciò che di solito si fa dopo un successo: stigmatizzando cioè i piccoli dettagli negativi perché l’insieme nel complesso è andato benone. Insomma, eccolo qui il concerto che Elisa ha chiamato «Mechanical dream» (qui preceduto dall’esibizione di Ribella, cantautrice selezionata da Cornetto Free Music Audition) e che andrà in scena anche al Palalottomatica di Roma il 30 settembre e al Datch Forum di Milano il 7 di ottobre: sono oltre due ore di sue canzoni in formato molto rock - dall’iniziale Together fino a Gli ostacoli del cuore - accompagnate da balli, effetti particolari, incursioni di comparse travestite che ricamano uno spettacolo difficile da catalogare epperò impegnativo, talvolta misterioso e qualche volta pure difficilmente comprensibile. Certo, ci sono imperfezioni che lo scenografo e regista Luca Tommassini (già ballerino di Madonna) potrebbe correggere e talvolta alcune scene, come l’incursione di comparse armate di rami d’albero o la processione di figuranti con palloncini con la scritta «Imagine a world», andrebbero focalizzate meglio.

Però nel complesso Elisa, che ha dedicato questo show a Federica Squarise, la ragazza uccisa il 30 giugno a Lloret de Mar e che aveva comprato un biglietto per venire qui, ha fatto qualcosa che raramente i suoi colleghi fanno: ha aggiunto, invece di togliere. Ha inserito un nuovo elemento, quello visivo e teatrale, nel suo concerto standard che proprio di questo aveva forse bisogno. E la chiave del cambiamento sta proprio nei primi istanti dello show, quando Elisa si presenta al secondo piano del palco, mentre parte l’introduttiva Stay, e con una mazza da baseball distrugge un manichino con le sue sembianze. «Spacco una bambola che è me stessa - ha detto - come per dare inizio a un gioco in cui prendo sembianze diverse. Ma poi tornerò l’Elisa di sempre». Ma sarà difficile che, dopo questo concerto kolossal, possa ritornare all’essenzialità scenica che ha mantenuto finora. Alla fine di più di dieci anni, dopo avere anche collaborato alla versione italiana del musical Hair, Elisa ha finalmente saputo liberare anche sul palco tutte le sue influenze artistiche, le ha mescolate con il rock, ed eccolo qui «Mechanical dream», che già nel titolo è un ossimoro sconografico, la fusione forzosa della componente meccanica della vita, delle sue angoscie, paure, follie, con quella onirica, sognante e quindi talvolta purtroppo utopica (come sognare un mondo nuovo, più giusto). «Mi sono ispirata al film Guerrieri della Notte ma anche alla vita della mia famiglia, con tutte quelle sirene che a Monfalcone scandivano il lavoro in officina di mio padre, di mio nonno e anche di mio fratello». E allora pure l’incursione sul palco della Nazionale femminile di ginnastica ritmica in Dancing e Gymnasium oppure le cover di Mad world dei Tears for Fears, Wuthering heights di Kate Bush e What’s up dei 4 Non Blondes sono diventate una sorta di manifesto della nuova Elisa, che adesso è pronta anche a fare un tour di 17 concerti in Stati Uniti e Canada a fronte di un successo inaspettato, ma è soprattutto un’artista che ha aperto una nuova finestra sulla sua arte.