Elisabetta Bucciarelli, la faccia nascosta della «Milano-bene»

Al suo secondo romanzo dopo Happy Hour, Elisabetta Bucciarelli firma il suo secondo noir, Dalla parte del torto (Mursia, pp. 400, euro 17), anche stavolta con protagonista l'ispettore di Polizia Maria Dolores Vergani e i suoi curiosi assistenti (un pittore, un direttore d'orchestra, una pubblicitaria e un fotografo). Tutto inizia con un cadavere, quello di una giovane donna, ritrovato nel laghetto del Parco Forlanini.
Bucciarelli, ancora una volta un'indagine a Milano e su Milano?
«Quello che cerco di raccontare sono i cambiamenti che stanno avvenendo nella nostra città a partire dagli ultimi quindici anni, da Tangentopoli in poi, quando Milano si è ritrovata in ginocchio. Milano sembra piena di allegra leggerezza, ma non è così, è una città che si trasforma in maniera continua, anche adesso è in preda a un profondo ricambio generazionale, con le periferie che si modificano, il centro che si ripopola. E tutto questo cerco di raccontarlo nei miei romanzi».
Quindi per lei il noir non è solo letteratura di genere?
«Sono una lettrice compulsiva di tutto, ma sono sempre stata appassionata di noir. Quello che mi piace del noir è che spesso lascia un sapore amaro, alla fine. Inoltre il detective può andare dappertutto senza doversi giustificare. A Maria Dolores tutto è permesso: può intrufolarsi, guardare sotto il tappeto, dove si cela lo sporco peggiore. Sotto la bellezza esteriore, appagante, spesso si nasconde il brutto, il pauroso, l'abisso».
Infatti l'indagine della Vergani ci conduce nei gironi oscuri del sadomaso, delle pratiche sessuali estreme coltivate in segreto dalla Milano-bene...
«L'idea di prendere spunto da questo mondo segreto è nata da un episodio raccontatomi da un amico. Per documentarmi, ho incontrato e intervistato persone tutte appartenenti alla borghesia milanese e tutte appassionate di queste pratiche. Che ufficialmente sono fuori legge, ma Milano è una città molto democratica, molto permissiva...».
Qualche decennio fa gli autori italiani «di genere» dovevano nascondersi dietro pseudonimi anglosassoni. Esiste veramente una scuola milanese del noir?
«Io penso che ogni autore non sia riconducibile ad altri. Detto questo, Milano è la città noir per eccellenza, ne ha tutte le caratteristiche tipiche».
È più faticoso scrivere un romanzo o sottoporsi al processo delle interviste dopo la pubblicazione?
«Scrivere in molti casi è terapeutico, ma sempre faticoso. Il “dopo” è necessario, purtroppo. Ma spesso sono i lettori a chiarirmi aspetti dei miei libri che non avevo proprio considerato».