Elisabetta Canori Mora

Nacque a Roma nel 1774, figlia di un ricco possidente. Ma la sua famiglia tracollò economicamente e nel 1796 la ventunenne e affascinante Elisabetta fu data in sposa al giovane e brillante avvocato Cristoforo Mora. Pochi mesi di gioia e poi lui perse la testa per una sciacquetta. Perse anche tutti i soldi in un affare sballato e diventò cattivo. Prese a maltrattare la moglie, arrivando anche a minacciare di ammazzarla. Lei dovette vendere i gioielli e perfino l’abito da sposa per tirare avanti. Dovette andare a stare dal suocero. Due figli le nacquero morti. La terza sopravvisse ma Elisabetta si ammalò e dovette darla a una nutrice. Quando andò a riprenderla, la piccola era sporca e denutrita. Elisabetta si ammalò di nuovo, arrivando a un passo dalla morte. Si riprese solo per tornare ad affrontare suoceri e cognate che davano a lei la colpa delle mattane del marito. Nel 1812 non resse più e si trovò un appartamentino. Dovette traslocare ben quattro volte in dieci anni, sempre sopportando i tradimenti del marito. Si fece terziaria dei Trinitari e continuò a pregare per il rinsavimento del coniuge. Lo ottenne ma solo dopo la morte, che la colse nel 1825 dopo quasi trent’anni di martirio coniugale (oggi, amici e parenti le avrebbero consigliato di divorziare appena dopo le prime corna). Solo allora Cristoforo Mora si rese conto di quale perla avesse perso. Si fece terziario anch’egli, per onorare in qualche modo la memoria di quella santa donna. Non gli bastò e nel 1834 vestì il saio francescano tra i Conventuali, diventando sacerdote col nome di padre Antonio.