Elisabetta Sgarbi, la sperimentatrice che fa muovere le statue

Dare luce, corpo e quasi movimento alle statue. È la scommessa sperimentale, l’ennesima, di Elisabetta Sgarbi che prosegue nella sua multiforme attività culturale non solo di direttrice editoriale della Bompiani ma soprattutto di appassionata creatrice di immagini con la sua vasta filmografia da regista e le curiose incursioni d’attrice in alcune opere di Flavia Mastrella e Antonio Rezza. Ora con Non chiederci la parola - Il gran teatro montano del Sacro Monte di Varallo, presentato in agosto al Festival del film di Locarno ma la cui anteprima nazionale si terrà domani sera al Teatro Comunale di Ferrara, si spinge ancora più in là, nella notte invernale, nella neve, oltre le sbarre delle teche, tra le opere del grande complesso monumentale del Sacro Monte, una «città sacra ideale» edificata sulla sommità del monte che domina Varallo in provincia di Vercelli e primo di una serie di sacri monti edificati in area lombardo-piemontese ora patrimonio dell’umanità dell’Unesco. Questo capolavoro dell’arte è un memento storico-religioso, unico al mondo, che raccoglie capolavori di Gaudenzio Ferrari, Morazzone, i Fiammenghini, Giovanni Wespin, detto il Tabacchetti.
Spiega Elisabetta Sgarbi: «Non chiederci la parola è un verso di Montale. Con la cinepresa, i dolly e i carrelli, cerco di chiamare al movimento le figure immobili, come nel mio precedente Il pianto della statua. È il secondo tempo di un unico film sulla scultura sacra, a partire dal 1400 fino al 1700. È il «Gran Teatro Montano» del Sacro Monte di Varallo. Lo popolano, cappella per cappella, folle che paiono pietrificate. Statue di carne e ossa, i cui gesti «tagliano l’aria, inesorabili, per arrivare davanti a noi a dirci la loro storia e la loro straziata passione». A questo risultato concorrono poi i testi, scritti appositamente per il film, di Umberto Eco, Sebastiano Vassalli, Vittorio Sgarbi, Edward Carey e tre preziose preghiere di Giovanni Testori, concesse dal curatore, per Bompiani, dell’opera omnia testoriana, Fulvio Panzeri, e dall’erede testamentario Alain Toubas.
Prodotto da Betty Wrong con la Fondazione Crt e il Comune di Varallo, Non chiederci la parola - Il gran teatro montano del Sacro Monte di Varallo è musicato da Franco Battiato mentre i testi sono recitati da Toni Servillo che domani al Teatro Comunale di Ferrara, introdotto da Gaetano Sateriale e Gisberto Morselli con un intervento di Vittorio Sgarbi, interpreterà dal vivo alcuni dei brani più significativi scritti su questo straordinario complesso monumentale, come quelli del grande Testori che, riguardo agli angeli e donne-madonne colmi di luce, scriveva di «labbra straripanti di tenerezza e d’amore come se la poesia potesse salire in cielo. La grana di un colore montano tiepido e lucente».