Eliseo, la Francia andrà alle urne il 22 aprile

da Parigi

I francesi andranno alle urne il 22 aprile dell’anno prossimo per il primo turno delle elezioni presidenziali. «Il secondo turno si svolgerà il 6 maggio», ha annunciato il ministero dell’Interno francese. Fissate anche le date del primo e del secondo turno di voto per il rinnovo dell’Assemblea nazionale, che saranno rispettivamente il 10 e il 17 giugno. Con l’entrata in vigore della riforma costituzionale del 2000, che ha ridotto da 7 a 5 anni il mandato del capo dello Stato le elezioni presidenziali e quelle parlamentari sono destinate a svolgersi in tempi ravvicinati per annullare gli effetti indesiderati della «coabitazione», ovvero la coesistenza fra un presidente della Repubblica e un capo del governo appartenenti a schieramenti politici contrapposti. Per la corsa all’Eliseo è in prima linea il ministro dell’Interno, Nicolas Sarkozy, dell’Unione per un Movimento popolare (Ump), che secondo i sondaggi non avrebbe rivali nel centrodestra, anche se non ha ancora formalizzato la sua candidatura. Il presidente uscente Jacques Chirac, in carica dal 1995, si è rifiutato di farsi da parte e potrebbe concorrere per un terzo mandato anche se i sondaggi gli attribuiscono scarse possibilità di successo.
A sinistra è emersa prepotentemente la figura di Segolene Royal, largamente favorita tra i socialisti per l’investitura all’elezione presidenziale del 2007. Ieri sera ha affrontato il secondo dibattito televisivo con i suoi avversari nel Ps, Dominique Strauss-Kahn e Laurent Fabius. La Royal non ha avuto per ora difficoltà a differenziarsi: nelle ultime settimane ha infatti lanciato una serie di proposte che hanno spiazzato la gauche. Da ultimo, ha proposto di riunire delle «giurie di cittadini» per valutare l’azione dei responsabili politici. In precedenza, Segolene aveva suscitato reazioni perlomeno ostili nel suo stesso campo proponendo un inquadramento militare per i giovani delinquenti, criticando le 35 ore o la ripartizione geografica degli alunni nelle scuole. Anche sulla riforma delle istituzioni i tre sono su linee diverse: mentre la Royal vuole un maggior decentramento, Strauss-Kahn punta su «un esecutivo forte» e Fabius sul rafforzamento dei poteri del Parlamento e sul ruolo essenziale dello Stato come fattore di cambiamento.