Eliseo in salita per l’orco a orologeria

Molto rumore per nulla. Che nel linguaggio della procura di New York si tradurrà in «archiviazione». Alla fine se la caverà così Dominique Strauss Kahn. Con un non luogo a procedere. Questione di ore, dicono da New York. O forse solo di qualche giorno, in attesa della nuova udienza del 18 luglio. Lo stupratore di fama mondiale, caduto dai vertici del Fondo monetario internazionale agli abissi della detenzione in una cella di Manhattan, chiuderà la partita più rocambolesca della sua vita con un finale tragicomico. Da impostore planetario a martire di una cameriera bugiarda del Bronx. Da orco a salvatore della patria. O almeno del partito socialista francese. Ma qui la pièce si fa farsa. Perché il martire nazionale che poteva tornare a far sognare la gauche torna in patria con un secondo macigno sulle spalle. Da scagionato a nuovo accusato per tentato stupro. In un turbine di dettagli pruriginosi che - a differenza di quanto suggeriva ieri il New York Post - non lasceranno al politico francese il tempo di «stappare lo champagne».
La corsa all’Eliseo, nel frattempo, sembra infatti definitivamente bruciata per Dsk, fino a ieri cavallo di punta del partito. Il 13 scadono i tempi per la presentazione delle candidature alle primarie socialiste. E la denuncia per un presunto tentato stupro nel 2003 che la giovane giornalista Tristane Banon ha presentato finalmente ieri, dopo continue anticipazioni di stampa, taglia le gambe al purosangue rosso. Anche se poi - come molti credono - anche in questo caso si farà molto rumore per nulla. La denuncia potrebbe non avere seguito perché sarà difficile dimostrare un tentativo di stupro senza testimoni, la parola della vittima contro quella dell’aggressore, in un sistema come quello francese in cui la tentata violenza sessuale, punita fino a 15 anni, si considera tale solo quando è fallita per circostanze indipendenti dalla volontà dell’autore. Ma il caso esplode con una tempistica sorprendente. «Ai limiti dell’indecenza», commenta la socialista Michèle Saban. Il deputato Jean Christophe Cambadelis, amico di Dsk, si spinge pure oltre: per lui madame Banon è stata senza dubbio «fortemente spinta» a presentare denuncia. E i sospetti cadono sull’entourage del presidente Nicolas Sarkozy, alimentati dalla circostanza che la giornalista collabora con Atlantico, sito on line vicino alla destra di governo. Toni diversi ma sostanza simile per François Hollande, chiamato in causa dalla trentaduenne, ma che precisa: «La madre mi parlò di un problema, non so altro». Ora però anche lui, l’altro candidato favorito nella corsa verso l’Eliseo e in testa nei sondaggi dopo l’uscita di Dsk, ammette: se denuncia doveva esserci, andava fatta immediatamente. Ma la nuova accusatrice si difende: troppo difficile superare il trauma della tentata violenza in poco tempo. Ci sono voluti degli anni, in cui molti la sconsigliavano di attaccare un potente del calibro di Strauss Kahn. Poi la decisione: «L’ho presa il 15 giugno», ben prima della svolta favorevole all’ex direttore del Fmi.
Intanto un’altra causa per diffamazione è scattata ieri dalla cameriera del Sofitel ai danni del New York Post, il giornale di Rupert Murdoch che ha smontato la reputazione dell’accusatrice ed è ora accusato di averla additata come prostituta e averla «umiliata» e «ridicolizzata», raccontando «falsità», «in un disperato apparente tentativo di rilanciare le vendite in declino». Ophelia cerca la sua vendetta. Ma la vendetta più amara adesso è madame Strauss Kahn a meditarla: «Non dimenticheremo quelli che ci hanno sputato in faccia», ha dichiarato con tono quasi minaccioso Anne Sinclair. E c’è da giurare che lo farà. L’Eliseo è il sogno che sfuma. Non solo per il Don Giovanni Strauss Kahn, che la signora ha difeso a spada tratta in questi mesi. Ma soprattutto per lei, la first lady in attesa che non vedeva l’ora di sfilare lo scettro alla regina Carlà.