Un «Elisir» cubista nel Borgo Rotondo

Barbara Catellani

La sensazione potrebbe essere quella di un gioco di specchi deformanti o forse quella un poco stravagante di un salto improvviso in un quadro di Picasso, all'interno di una Varese Ligure un po' cubista un po' futurista, dipinta con prospettive improbabili e curiosamente falsate, in una raffigurazione dalle inebrianti tinte oniriche. E proprio al pittore simbolo del novecento e ai suoi allestimenti per scioccanti balletti d'inizio secolo si sono ispirati il regista Canzio Bucciarelli e lo scenografo, il pittore chiavarese Mario Rocca, proponendo una serie di pannelli di varie altezze con scorci a dir poco inusuali dello splendido paesino dell'alta Val di Vara, che diventa il vero protagonista di questo «Elisir d'amore», pronto al debutto di domani (con repliche il 9, 11, 13, 15 agosto, sempre ore 21.15) per la ventesima edizione dell'ormai tradizionale estate lirica nel borgo, organizzata da Lirica Club Varese Ligure «Filarmonica Varesina». «Per prima cosa, abbiamo eliminato il boccascena - dice Bucciarelli, che è anche Maestro Concertatore alla sua quattordicesima stagione varesina - in modo che le case del Borgo Rotondo diventassero parte integrante della scena e non una cornice da dimenticare nel corso della rappresentazione; così si crea un "palcoscenico naturale" e una reale immedesimazione nelle vicissitudini dei personaggi, che pare si muovano proprio nelle stradine e nelle piazze di Varese». E stesso stile i costumi - ideati da Isadora Bucciarelli - animati da particolari e disegni astratti, anch'essi con bizzarri accostamenti, che trasportano la storia in una suggestiva dimensione atemporale, fatta di colori ed immagini di grande effetto.
Un cast giovane e proveniente da varie parti d'Italia, composto in parte da interpreti «affezionati» al magico borgo medievale, renderà vive le avventure semplici e quotidiane della celebre opera buffa donizettiana, accompagnato dalle note del pianoforte di Emanuele De Lucchi, varesino d'origine: Sabrina Vitali sarà l'irraggiungibile e bella Adina, Emanuele D'Aguanno il suo adorante Nemorino; Bruno Pestarino indosserà i panni del borioso Belcore e Andrea Porta venderà miracolose pozioni nelle vesti del grottesco Dulcamara, mentre Claudia Cesarano sarà la pimpante Giannetta; il coro è una fusione di Coro Monilia e Coro Januensis; i preziosi «invisibili» infine sono il Maestro del coro, Fabrizio Ghiglione e il Maestro di palcoscenico, Andrea Volpani. Una storia delicata fatta di gelosie e affetti, una brillante commedia intessuta di una malinconia tenera e patetica e con una straordinaria ricchezza musicale, in cui i personaggi, lontani dai gravi turbamenti dell'opera seria, vivono con naturalezza i propri sentimenti, suscitando sempre quel sorriso bonario di umana partecipazione; e per una bella storia a lieto fine, quale cornice migliore di questo splendido angolo di paradiso, ancora intatto e lontano dagli aspetti più malsani della «civiltà», che pare - pochi lo sanno - detenga il record provinciale di «supernonni» centenari?
Non si produrrà certo l'elisir d'amore, ma quello di lunga vita forse sì.