Elkann fa lo juventino e schiaffeggia Moratti «Non sapete vincere»

Rivoluzione Juventus, come previsto. Con tanto di bordate all'Inter e a Moratti, reo di aver detto al TG 1 che «è meglio avere una squadra multietnica piuttosto che comprare le partite». A Villar Perosa, casa Agnelli e feudo juventino in Val Chisone, John Elkann e il presidente Andrea Agnelli non le hanno mandate a dire al numero uno nerazzurro: «L'Inter non ha mai saputo perdere e non ha ancora imparato a vincere - ha attaccato il numero uno di Exor -. Sono ancora davanti a noi? Non lo so, di loro ho comunque già parlato abbastanza». Punto e fine della trasmissione. Il testimone passa allora al cugino: «Le parole di Moratti sono assolutamente inutili. Dovrebbe imparare a gioire delle proprie vittorie e basta».
Viva la serenità e benvenuto al campionato ormai dietro l'angolo: Inter-Juve comincia così e chissà quando finirà. Per la cronaca un centinaio di giorni fa - il giorno della sua nomina a presidente - Andrea Agnelli aveva rivelato di avere ricevuto un messaggio di congratulazioni da parte di Moratti: «Siamo amici di famiglia, siamo cresciuti insieme». La luna di miele è finita anche se a stretto giro di posta, Moratti ha fatto sapere di essere «meravigliato» per la reazione bianconera «dal momento che lui non aveva mai citato la Juventus».
Schermaglie dialettiche e polemiche a parte, ieri la Juve ha fatto festa (5-1 la vittoria della prima squadra contro la Primavera: gol di Martinez, Diego, Motta e doppietta di Libertazzi, per i baby rete di Bianconi) davanti a seimila persone. «Sono molto contento - ha poi aggiunto Elkann -. Siamo una squadra che lotta fino alla fine e che si è indubbiamente rinforzata. Avere qui oggi Krasic, che è voluto essere con noi a tutti i costi, è un bel segnale: abbiamo un nuovo angelo biondo dopo Pavel Nedved e quatro moschettieri azzurri. È certamente una bella Juve. Diego? Le squadre vanno rinnovate, bisogna guardare avanti». Appunto. E Marotta sta mettendo in atto una vero repulisti. Ieri è stata la giornata dei colpi di scena a ripetizione: prima il rilancio del Wolfsburg (fino a 18 milioni, pare) per arrivare a Diego, poi l'aggancio bianconero a Totò Di Natale, che dovrebbe sbarcare sotto la Mole per 6-7 milioni. Anche se ieri sera, alla festa di presentazione dell’Udinese, Totò ha smentito: «Non so nulla, voglio rimanere e chiudere la carriera a Udine». Di contorno, l'ormai certa partenza di Trezeguet che non è nemmeno salito sul pullman per Villar Perosa: più che quella della Lazio, sta per andare a buon fine la corte dell'Hercules Alicante, città della moglie, e Caliendo, manager del giocatore, lo ha confermato parlando «dell'offerta più allettante. Non ci sono più le condizioni per restare in bianconero». Auguri al numero 17: la Juve gli concederà una sostanziosa buonuscita, superiore ai due milioni, ne risparmierà altrettanti (stipendio da 4,5 milioni) e chiuderà una storia d'amore durata dieci anni e un pezzetto.
Con Diego, invece, l'amore non è mai nato. E anche se ieri il giocatore - appena prima di tornare a Torino nascondendosi dietro i suoi ray-ban scuri e dopo avere segnato un super gol con un destro a giro degno di… Del Piero - ha giurato di non saperne nulla, siamo arrivati ai titoli di coda: i tifosi lo amano, Marotta e Delneri no. Tornerà in Bundesliga, nella città della Volkswagen: sempre di macchine si parla, alla fin fine (e magari dal Wolfburg arriverà Barzagli).
In attesa dell'ufficialità delle due partenze, resta da capire adesso cosa se ne farà la Juve del tesoretto derivante dalla partenza del numero ventotto. Pazzini resta un obiettivo ma costa 20 milioni: se nella trattativa venisse inserito Iaquinta, il cash da sborsare potrebbe quasi dimezzarsi e a quel punto il reparto offensivo conterebbe su Amauri, Del Piero, Di Natale e appunto il doriano. Certezze comunque non ce ne sono, come testimonia il fatto che nemmeno dieci giorni fa Delneri e Marotta avevano ufficialmente tolto dal mercato Diego.
E se pare strano immaginare la Juve su Van der Vaart, centrocampista olandese del Real, non è invece da escludere che la coppia Marotta-Paratici faccia forcing per arrivare a Joan Capdevila, terzino della Spagna campione del mondo e del Villarreal, squadra del mai abbandonato Giuseppe Rossi. Piace anche Benoit Tremoulinas del Bordeaux, difensore mancino, che costa una dozzina di milioni ma ha solo 25 anni: De Ceglie non convince fino in fondo, questo è quanto. Dal Brasile rimbalza poi la voce di Ilsinho, 24enne terzino destro adattabile anche a sinistra svincolato dallo Shakhtar Donetsk e in possesso di passaporto italiano. E rivoluzione sia.