Elogio del bunga bunga

Caro direttore,

una volta tanto, e per la fortuna di entrambi, dissen­to da te. Mi riferisco alla riserva­tezza sessuale a cui inviti il nostro presidente del Consiglio, e anzi, poiché citi gli Stati Uniti ti confes­so, I have a dream : che Silvio affol­li sempre più le sue camere priva­te, i suoi letti grandi, le sue ville immense e, al contrario di quan­to auspichi tu, lo esibisca apertamente, prima ancora di farsi cogliere in fallo. Ecco perché ho accolto la sua spensierata risposta «Amo le donne e non cambio il mio stile di vita» con sfrenato entusiasmo, e non vedo perché dovrebbe nascondere le sue feste nelle catacombe per far piacere a D’Avanzo e alla disgustosa ipocrisia di chi si attacca dalla cintola in giù non sapendo più a quale altro avanzo attaccarsi. Ma cos’è, una freudiana e collettiva invidia del pene o la vecchia storiella dei panni sporchi che si lavano in casa? E questi panni sporchi sarebbero la sessualità di un uomo? Oppure un po-litico non è un uomo, è una specie di macchina frigida, come Andreotti ne Il Divo di Sorrentino o Andreotti come chiunque se l’è sempre immaginato, non riuscendo a immaginarsi niente? Insomma, Vittorio, te li ricordi bene i politici di professione, i vecchi politici democristiani, quelli asessuati, incartapecoriti e insaccati come tartarughe? Quelli che non riusciresti mai a immaginare a letto con nessuna? Quelli in cui nessuno riesce a identificarsi? E le senti le prediche di oggi, i sermoni dei frati e delle suore del convento, di Bersani, Travaglio, Santoro, Di Pietro, Bindi, perfino il Vendola che si dichiara «un omosessuale moderato»? Come lo farà un omosessuale moderato? Una volta al mese? E le donne del neofemminismo impegnato, che reputano la bellezza un’offesa, per cui si dovrebbero desiderare solo le brutte? Ma andiamo avanti o torniamo indietro, al Concilio di Trento?

Alla fine Silvio, se continua così, o meglio se continuano così i suoi oppositori, sta facendo quello che in gergo si chiama coming out , un outing molto meno banale di quanto possa apparire, un outing molto rivoluzionario in un Paese dove sono tutti cattolici ma nessuno sa che per un cattolico il sesso deve essere unitivo e procreativo, quindi non dovrebbero esistere né omo né etero, e quindi Silvio sta dicendo a questo Paese ipocrita: «Io sono etero», ed è fantastico. Più fantastico di Marrazzo, che anziché dire «mi piacciono i trans» corre dal Papa per farsi perdonare, smettendo, non si sa come, di farseli piacere, in nome dell’ipocrisia in cui siamo maestri. Siamo un Paese in cui tutti si dichiarano cattolici ma tutti hanno votato per l’aborto e per il divorzio, nella più sfacciata mancanz a d i senso della contraddizione, dove le credenze si trasformano in comodini da esibire tirati a lucido con sopra una madonnina, perché porta bene. Mentre in fin dei conti, perfino politicamente, la rivoluzione berlusconiana è stata una rivoluzione dell’immaginario in senso anticonfessionale, e hanno fatto più progredire la mentalità italiana trent’anni di Fininvest e Mediaset della sinistra italiana che al massimo del liberalismo ha candidato Vladimir Luxuria quando sugli schermi televisivi, grazie a Berlusconi, imperversavano da decenni Busi, Platinette, Tinì Cansino, e Lori Del Santo e Carmen Russo e tante belle ragazze avvenenti, e non mi pare che agli italiani dispiacessero, tantomeno le veline che uno come Gad Lerner vorrebbe vestire perché troppo sconce, come l’Oscar Luigi Scalfaro di mezzo secolo fa. Berlusconi vince le elezioni proprio quando è visto come un uomo, e non con le sue debolezze accusate dai sermoni di padre Travaglio, ma al contrario con la sua sfrontatezza e capacità di non essere ipocrita. Come purtroppo lo è stato ogni volta che si è piegato ai compromessi con il mondo cattolico, come quello sulla legge 40, votata peraltro sia dalla destra che dalla sinistra, per cui non puoi scartare un embrione affetto dalla sindrome di Down perché per i metafisici della biologia è già una persona ma puoi abortirlo dopo, fino a quattro mesi. In conseguenza della quale siamo l’unico Paese occidentale dove è bloccata la ricerca sulle cellule staminali embrionali, e se dovesse saltar fuori una cura contro i tumori o una delle tante malattie che stroncheranno l’unica vita che abbiamo, voglio vedere quanti malati cattolici non si metteranno in fila per curarsi. Io, Vittorio, vorrei che Berlusconi affollasse sempre più la sua camera da letto, e lo dicesse apertamente e con spavalderia, con tutta la forza della verità della vita e del suo stile di vita e dello stile di vita di chiunque, e sono certo che non perderebbe nessun voto, anzi, al momento, più lo attaccano Famiglia Cristiana e i vescovi e la sinistra cattocomunista e i moralisti totalitari e i partiti della non libertà, più rischia di conquistarsi il mio.