Elogio degli «irresponsabili»

(...) Per la cronaca, si tratta degli stessi Melgrati, Plinio e Rosso con cui mi ero scontrato sulle dimissioni di Marta Vincenzi dopo l’alluvione. Non sul se occorresse chiederle, visto che Marta ha sbagliato tutto lo sbagliabile prima e dopo le esondazioni, ma sul quando. Continuo a pensare che a strade ancora allagate e corpi ancora caldi, chiedere dimissioni che tanto mai sarebbero arrivate, non fosse la priorità. Loro tre, invece, le ritenevano urgenti. Ma proprio quella diversità di posizione - su cui ovviamente nè io, nè loro abbiamo cambiato idea, basta leggere il Giornale per rendersene conto - dimostra che valutiamo caso per caso, che non mandiamo il cervello all’ammasso e che non abbiamo amici e nemici a prescindere. Insomma, medaglietta per loro e per noi.
In tutto questo, di fronte al coraggio di Rosso, Melgrati e Plinio, ci sono tre tipi di posizioni nel centrodestra. E, come sempre, da liberali veri e non a parole come ce ne sono in giro tanti, diamo la parola a tutte, comprese quelle più critiche nei nostri confronti, come abbiamo dimostrato con le interviste e gli interventi pubblicati nei giorni scorsi. Ecco quindi i tre tipi di reazione. Pidiellini, leghisti e moderati vari del primo tipo: gli ignavi che hanno fatto finta di nulla, nascondendosi e tacendo.
Secondo tipo: più furbi come Michele Scandroglio, Roberto Bagnasco e infine, alla buon’ora, anche Gigi Grillo che, pur difendendo il governo Monti, ci hanno scritto e chiamato per esporre le loro ragioni e non demonizzare il nostro incontro. Insomma, democristiani doc, nel senso più completo che la parola sa avere. Non c’erano ma, prima o dopo aver visto com’è andata, hanno capito l’importanza del popolo del teatro della Gioventù, decidendo di non mettersi contro così tanta gente, mai vista a una manifestazione del centrodestra dai tempi in cui le persone venivano portate a Genova in pullman in partenza da ogni provincia ligure.
E poi c’è l’attacco diretto del terzo tipo, con i richiami all’«irresponsabilità» del senatore e coordinatore metropolitano del Pdl Giorgio Bornacin. Vi confesso che Giorgio è un amico personale, continuo a ritenerlo tale e, ieri, dopo giorni di gelo, ci siamo sentiti. Ognuno rimane della propria idea, ma diciamo che la parola «irresponsabili», effettivamente pronunciata - se conosceste la nostra Monica Bottino che ha raccolto lo sfogo, capireste che è una persona talmente adamantina da non aver mai falsificato nemmeno una giustificazione alle superiori - è stata probabilmente preterintenzionale. Soprattutto, mi ha fatto piacere sapere che anche Bornacin, nonostante gli abbia votato la fiducia, non considera questo governo il migliore dei governi possibili e ha il massimo rispetto di chi era in platea (che poi era quello che mi interessava sapere). Quindi ognuno mantiene il proprio punto di vista. Ma la chiudiamo lì, senza ulteriori polemiche. Anche perchè Bornacin, sbagliando, ma ci ha messo la faccia.
Perchè sapete cosa mi ha ricordato tutto il nervosismo nei confronti dello straordinario risultato - contro tutto e contro tutti - della manifestazione di venerdì? Mi ha ricordato le reazioni di Bersani e degli uomini dell’apparato del Pd contro Matteo Renzi. E vi assicuro che non è un complimento. Così come penso che la motivazione dietro la quale si sono nascosti molti dei critici («Berlusconi, durante le riunioni dei gruppi parlamentari, ci ha detto di appoggiare il governo») non sia rispettosa dell’intelligenza di chi la ascolta. Se è per questo, Berlusconi ha parlato anche di «sospensione della democrazia» e prendere solo quello che fa comodo del Cav non aiuta i propri argomenti. A me, sinceramente, più di ciò che pensa Berlusconi, interessa ciò che pensano gli elettori. E proprio il Cavaliere nella sua storia politica ha dimostrato di essere in sintonia con il suo popolo, molto più di tanti eletti e nominati.
Detto questo, proprio perchè abbiamo citato Renzi e le furibonde reazione di Bersani nei suoi confronti, diciamo anche molto chiaramente che sarebbe bello che dal palco del teatro della Gioventù nascesse un movimento di rottamazione di quel Pdl che non ascolta il suo popolo. Che non dov’essere necessariamente solo generazionale (Rosso e Melgrati sono giovani, ma Gianni Plinio non è propriamente un ragazzino di primo pelo), anche perchè conosco ventenni più vecchi mentalmente di Matusalemme e settantenni freschissimi. La rottamazione dev’esserci e dev’essere una rottamazione di pensiero, liberando la politica - non necessariamente solo quella di centrodestra - da chi pensa che le tristissime beghe di partito siano il sale della politica. Una rottamazione, ad esempio, che smetta di mostrarci politici di centrodestra andare a braccetto con politici di centrosinistra su battaglie di retroguardia, come quelle per costruire navi anche se non ci sono più commesse di navi da costruire.
I rottamatori, così come li intendo io, sono quelli che erano sul palco e nella sala del Teatro della Gioventù. Quelli che hanno avuto il coraggio delle loro idee. Soprattutto, quelli che preferiscono ascoltare chi li vota rispetto a chi li mette (o pensano che li metterà) in lista.