Elogio dell’antipatia

di Cristiano Gatti

Uomo di polso e di regole, ma anche di proclami e di filosofie, stavolta Conte ha sferzato i suoi sostenendo che devono tornare al più presto antipatici. Non serve un'esegesi particolare per comprendere il senso. Tutti sappiamo che nello sport come nella vita bisogna temere molto le compassioni, i pat-pat, le simpatie generali: quando tira questa aria, è segno che il prossimo ci considera con tenera pietà. Fa sentire migliori parteggiare per il perdente. Ma questo poverinismo è un'onorificenza che il mondo ci assegna per dirci che non ci teme. Certo c'è chi si compiace e si crogiola, in questa commovente simpatia. Il Torino e i torinisti ci hanno costruito sopra un'epopea. E quando capita di vincere, evidenziano chiari segni di disagio. La stessa Inter di Moratti, fino a Mourinho, ha goduto di questa posizione tanto comoda e popolare.
Al capo opposto ci sta invece l'antipatia del più forte. L'abbiamo già odiato ai tempi del liceo, l'insopportabile primo della classe. Nello sport, non ne parliamo. L'Italia di Gimondi ha subito bollato Merckx l'Antipatico. Schumacher? Pure lui, antipatico. E' velocemente diventato antipatico il grande Milan di Sacchi. La stessa Inter, improvvisamente, ha goduto di antipatia riflessa quando Mourinho, il più antipatico di tutti, l'ha costretta a vincere, nonostante i Vecchioni, i Michele Serra e i Severgnini stessero tanto bene nei panni dei nerazzurri calimeri. Quanto alla Juve, la parabola è esemplare. Quando era la Juve, tutti la detestavano. Quando è finita nella polvere, in B, tutti hanno cominciato a dire che comunque era una Juve più umana, più fragile, sì, decisamente più simpatica… Spero soltanto che Conte intenda davvero questo.
E che lo spieghi bene ai suoi giocatori. Lo sport è pieno di personaggi che diventano antipatici con la sola spocchia, senza una sola vittoria.