ELOGIO POSTUMO DI LORENZELLI

Al netto di tutte le letture, di tutte le interpretazioni, di tutte le dietrologie, di tutte le polemiche politiche, di tutte le analisi legate al risiko bancario, di tutte le fantaipotesi che sembrano uscite da un romanzo sui templari, una sola cosa non abbiamo letto e ci sarebbe piaciuto leggere sui giornali di questi giorni. E cioè l’elogio del professor Vincenzo Lorenzelli. Comunque la si pensi e comunque si giudichi la sua decisione di sbattere la porta della Fondazione Carige.
E allora, visto che non l’ha fatto nessuno, lo facciamo noi. Soprattutto, lo facciamo ora, non avendolo fatto quando lo facevano tutti. Quando Lorenzelli era, come lo è stato fino all’altro giorno, uno degli uomini più potenti della città e della regione. Tanto che, incontrandolo una sera a cena, lui - che comunque non disdegna la sua immagine ed ha qualità affabulatorie ed intellettuali che glielo permettono - scherzò amabilmente: «Dottor Lussana, ma perchè lei non parla mai di me?».
Ecco, visto che non ci piacciono i calci dell’asino, visto che non ci piace chi osannava Lorenzelli fino a ieri e lo molla oggi, visto che non ci piacciono tutti coloro che potrebbero indossare, in qualsiasi settore, la maglietta di Dolce e Voltagabbana, crediamo che proprio oggi sia il giorno giusto per fare l’elogio di Lorenzelli, non più potente. Elogio per come ha gestito la Fondazione in questi anni: con equilibrio, senza usare i fondi per scopi estranei a quelli statutari, senza scontentare troppi. Certo, come sempre accade quando ci sono in ballo i soldi, qualche protesta c’è stata, soprattutto sul fronte sinistro della città e della regione: uno stanziamento bocciato qua, una richiesta rimandata al mittente là, un atteggiamento troppo presidenziale su, una rosicatura per la minore visibilità rispetto al presidente giù.
Ma, al di là di queste critiche, non ho mai sentito nessuno denunciare un comportamento di Lorenzelli meno che corretto e nessuno può contestargli un curriculum che va perfettamente nello spirito della legge istitutiva delle Fondazioni, che dovrebbe essere un po’ come quello dei senatori a vita: persone che hanno fatto qualcosa di eccellente nella vita. Lasciamo poi perdere la traduzione pratica dello spirito.
Detto questo, aspettiamo all’opera la nuova Fondazione. Un po’ intristiti, un po’ felici. Intristiti perchè, ancora una volta, manca una donna, di qualsiasi colore politico: assenza gravissima per la carica di passione che le donne portano ovunque. E felici perchè, per una volta, noi che siamo abituati a raccontare tutti i danni di Burlando minuto per minuto, tanto che potremmo farci una rubrica quotidiana, possiamo fare l’elogio del presidente della Regione: la sua proposta all’Arcivescovo Bagnasco di entrare in Fondazione e la scelta di dare a un rappresentante della Curia il posto che spettava a lui e alla sua maggioranza è un esempio di bella politica che, per una volta, sa volare molto in alto. Negarlo, così per partito preso, sarebbe sbagliato. Soprattutto non saremmo su questo Giornale.