Elogio del senatore a vita

Ogni volta che si è cambiata la Costituzione in questi ultimi anni si è sbagliato. A partire dall'immunità parlamentare. Trasformata in una fievole insindacabilità a tutela del diritto di opinione e di critica, su richiesta dello stesso parlamentare. Un'aberrazione, insensata e illogica, culminata con la mia condanna definitiva per avere detto che una tale inchiesta di un tale pubblico ministero era «politica». La più evidente delle realtà e la più ovvia delle considerazioni. Dopo pochi mesi, la Cassazione, con la piena approvazione del presidente Marvulli (non sospettabile di filo-berlusconismo) ha definitivamente riconosciuto l'incompatibilità territoriale del processo Imi-Sir trattenuto a Milano per l'ostinazione ideologica (si può dire?) di Ilda Boccassini. Un altro caso clamoroso, di identica specie, è stato il processo Andreotti, svolto a Palermo, quando l'intera azione politica e ministeriale di Andreotti fu a Roma. Indagini dispendiose, scriteriate (Andreotti visto alla guida della sua «Panda», scappando alla scorta per incontrare furtivamente un mafioso!).
Queste, e mille altre aberrazioni, costate decine di miliardi agli italiani, per finire nel nulla, da cui erano state generate, sarebbero state evitate se non si fosse soppressa l'immunità parlamentare che ha reso perseguibili i politici per i reati comuni. In realtà, per reati «politici». Il più grave di questi reati è non essere di sinistra. Ma chi queste vicende conosce non dovrebbe poi continuare a ledere i diritti elementari e le libertà dei rappresentanti del popolo. Soprattutto quando essi si manifestano nella più alta delle espressioni ideali, quella del voto. Così, dopo l'immunità, non contenta della lezione (chiedete ai leghisti se non siano pentiti, di avere, con convinzione, insieme a molti altri parlamentari ipocriti, voluto l'abolizione dell'immunità parlamentare che ha portato più volte Bossi a essere condannato per reati d'opinione) la destra attenta ancora una volta alla Costituzione con una proposta che ha dell'incredibile, trasformando una provocazione ironica e paradossale di Francesco Cossiga in un disegno di legge costituzionale per togliere il diritto di voto ai senatori a vita. Niente di più insensato. La proponente è la senatrice di Forza Italia Elisabetta Casellati che, dall'alto del suo prestigio politico, riserva a sé prerogative di cui non sarebbero degni tre Presidenti emeriti della Repubblica - Cossiga, Scalfaro, Ciampi - un premio Nobel, Rita Levi Montalcini, Andreotti, di cui sono note la incoscienza e l'inesperienza politica (perseguitato prima da Caselli e ora dalla Casellati: un destino. Entrambi lo vorrebbero inabile, con diversi strumenti); e ancora: Emilio Colombo, più volte Presidente del Consiglio e ministro e deputato per cinquant'anni; e Sergio Pininfarina, l'unico pesce fuor d'acqua, ma emblematico rappresentante della società civile; e, per di più, potenziale voto a favore del centrodestra.
Non andrà dimenticato che, fra questi futuri inabili, è stato scelto anche l'attuale Presidente della Repubblica. Figure quindi modeste, insignificanti, politicamente inesperte. Per loro la Casellati, bontà sua, non chiede la decadenza con l'eliminazione dell'istituto, ma semplicemente l'invalidità rispetto al senso stesso della loro funzione. L'istituzione dei senatori a vita non equivale a un premio, fosse anche il Nobel, per meriti speciali, culturali e scientifici; non è una benemerenza, e neppure un riconoscimento. Fu concepita, dai padri costituenti, per sottrarre alcune eminenti personalità alla inutile verifica del voto, e soprattutto per chi ha dimostrato di poterlo ottenere grazie al proprio prestigio politico e personale e alla propria esperienza. La senatrice Casellati crede che, presentandosi agli elettori, Ciampi non sarebbe eletto? Ma si rende conto di quello che propone? E crede che Cossiga o Andreotti non sarebbero travolti dai voti? I senatori a vita sarebbero eletti o per la loro popolarità e il loro merito, o semplicemente per un collegio favorevole, come quelli in cui sono stati presentati, come lei, con il precedente sistema maggioritario, tanti colleghi della Casellati. O mai eletti, ma letteralmente «nominati»", come con l'attuale sistema proporzionale, senza preferenze. In nulla diversi dagli altri parlamentari, i senatori a vita non devono essere considerati né saggi né consulenti, con ruoli onorari ed extra parlamentari. Non sono «emeriti» come i Presidenti della Repubblica quando non sono più tali. Sono senatori a tutti gli effetti con la funzione, essenziale ai rappresentanti, di tutto il popolo come di qualunque società, del voto. Che non è soltanto una delega del popolo, ma la logica di ogni assemblea. Cooptati dal Presidente della Repubblica al Senato, essi non possono esserne membri dimidiati, «minorati», membri esterni al momento decisionale, senatori di serie B. Soprattutto coloro che furono Presidenti della Repubblica. Vogliamo sfidare Cossiga o Andreotti a essere eletti dal popolo per tornare in Parlamento? È questo che vuole la Casellati? Vuole verificarne il consenso, rispetto al proprio? Nello scontro in un collegio o fondando nuovi partiti? e quale partito non si onorerebbe della loro candidatura? È stupefacente poi che Casellati dimentichi che nessuno degli attuali parlamentari è stato eletto: tutti i senatori e i deputati sono stati nominati dalle segreterie dei partiti (non diversamente da quanto hanno fatto i Presidenti della Repubblica con i senatori a vita), sottraendo agli elettori il diritto sovrano (e garantito dalla - elusa - Costituzione) di esprimere la loro preferenza. Dunque, la Casellati è senatrice per volontà di Berlusconi, come la Levi Montalcini è senatrice per volontà di Ciampi: nessuna delle due per volontà del popolo. Improvvisamente inconsapevole di questa anomalia, arriva a dichiarare che i senatori a vita, compresi gli ex Presidenti della Repubblica, senatori di diritto, «non essendo espressione della rappresentanza popolare, è doveroso che non incidano sugli equilibri politici dell'Aula». In realtà, il loro voto è l'unico libero perché, essendo a vita, non dipende da nessuno se non dalla loro libertà e intelligenza, non dovendo sottostare al ricatto di non essere ricandidati alle prossime elezioni per disobbedienza alle indicazioni dei segretari di partito.
Dal momento che i posti in Parlamento non si conquistano più con le preferenze, ma con le protezioni e con l'obbedienza, ogni parlamentare, anche il più popolare, è sotto ricatto. Forse la Casellati ha dimenticato quanti valorosi parlamentari non sono stati ricandidati per la loro, spesso profetica, disobbedienza. Ha dimenticato i casi di Giovanni Russo Spena, di Marco Taradash, di Maura Cossutta, di Gabriella Pistone, non ricandidati non per demerito, ma per eccessiva autonomia? E non crede che Cossiga o Andreotti potranno votare anche contro Prodi? Ha dimenticato che il primo governo Berlusconi, nel 1994, ottenne la fiducia al Senato con 159 voti contro 158 perché i senatori a vita, da lei oggi deprezzati, votarono a favore di Berlusconi? All'epoca furono Giovanni Leone, Giovanni Agnelli e ancora Francesco Cossiga. Il quale, in quanto libero, può votare sia per Prodi, sia per Berlusconi. Potrà mai essere così libera la senatrice Casellati? E non ricordo che l'opposizione sconfitta abbia reclamato allora la sospensione del voto, o anche solo l'astensione, dei senatori a vita. Infine, ricorda la Casellati qual è stato il candidato alla Presidenza del Senato indicato dal centrodestra in contrapposizione a Franco Marini? Il senatore a vita Giulio Andreotti. Il quale, disponendo del proprio voto, votò per se stesso e la Casellati non protestò.