Eluana, Cassazione: "Mai travalicato compito"

Il
primo presidente Vincenzo Carbone: "La corte ha assicurato la corretta
interpretazione della legge, nel cui quadro si collocano in modo
primario i principi costituzionali e la Convenzione di Oviedo". Esposto del Movimento della vita al Procuratore generale di Milano

Roma - Sulla vicenda di Eluana Englaro la Corte di Cassazione "non ha in alcun modo travalicato il proprio specifico compito istituzionale di rispondere alla domanda di giustizia del cittadino". Lo afferma in una nota il primo presidente della Cassazione Vincenzo Carbone. La corte, prosegue la nota, ha assicurato "la corretta interpretazione della legge, nel cui quadro si collocano in modo primario i principi costituzionali e la Convenzione di Oviedo".

La sentenza Nel caso di Eluana Englaro "la Corte di Cassazione non ha in alcun modo travalicato il proprio specifico compito istituzionale di rispondere alla domanda di giustizia del cittadino, assicurando la corretta interpretazione della legge, nel cui quadro si collocano in modo primario i principi costituzionali e la Convenzione di Oviedo". Carbone riconsidera le polemiche sul caso di Eluana Englaro sviluppate in questi giorni sulla stampa: "La Corte di Cassazione, che si trova a Roma e non è una Corte di Milano come un quotidiano erroneamente ha riportato, ritiene opportuno precisare che la sentenza numero 21748/07 sul caso in questione, che risale ormai all’ottobre del 2007, costituisce espressione della Corte di Cassazione nella sua funzione giurisdizionale. La Corte con tale pronuncia si è limitata ad affermare un principio di diritto sulla base della interpretazione costituzionalmente orientata della legislazione vigente".

Esposto del Movimento per la vita Un esposto contro la sentenza è stato presentato da carlo Casini, presidente del Movimento per la vita, al Procuratore generale di Milano. Nella memoria si elencano, oltre ai motivi di disaccordo verso l’indirizzo seguito dalla Corte d' Appello, anche gli argomenti che «impongono il ricorso». In sostanza - sostiene l’associazione - "vi è un vizio di motivazione, perché non risulta affatto dimostrata la volontà, sia pure presunta, di Eluana di rifiutare l’alimentazione e l’idratazione. Il rifiuto deve ritenersi del tutto eccezionale, come ha scritto la Cassazione, e pertanto tale presunzione deve essere sostenuta da prove assolutamente e rigorosamente certe, che non lascino spazio al minimo dubbio". Invece, per il Movimento per la vita, l Corte d’Appello "si è limitata a considerare 'decisive' frasi che ciascuno di noi ha pronunciato o pronuncerà nel corso della sua vita e aspetti del carattere di Eluana (esuberanza, disobbedienza ai familiari, ecc.) che si ritrovano praticamente in qualsiasi adolescente". Così, "la volontà di morire diventerebbe non l’eccezione, ma la regola".