Eluana, la clinica di Udine dice no all'eutanasia

La casa di cura di Udine: "Norme non chiare, siamo amareggiati ma
diciamo di no per evitare ripercussioni". Beppino Englaro: "Accettiamo
la decisione"

Una decisione «sofferta», assunta «con amarezza». Ma la sostanza resta la stessa: un no. La Casa di Cura Città di Udine non ospiterà Eluana e l’équipe di volontari che si è detta pronta ad assisterla, rendendo possibile la sospensione delle cure autorizzata dalla Corte d’Appello di Milano lo scorso luglio, ha negato la disponibilità. La donna, 38 anni, di cui 17 passati in stato di coma vegetativo, rimarrà nel letto dov’è sempre stata, nutrita e idratata artificialmente.

In una nota ufficiale, la clinica spiega di essere stata costretta a ritirare la propria disponibilità a causa del «groviglio» di norme amministrative e della sovrapposizione di competenze tra Stato e Regione. Perché, sottolinea, accogliendo Eluana Englaro, «un’azione concepita con l’unico scopo di dare al signor Beppino Englaro il supporto logistico per esaudire le volontà della figlia», potrebbe mettere a rischio «l’operatività della struttura e quindi il posto di lavoro di 300 persone, oltre che quelli di società controllate e i servizi complessivamente erogati alla comunità».

La casa di cura, in sostanza, teme gli eventuali provvedimenti del ministro del Welfare Maurizio Sacconi, che un mese fa aveva emanato un atto di indirizzo invitando le Regioni a rispettare l’articolo 25 della convenzione Onu sui diritti dei disabili: un articolo che impone di garantire loro alimentazione e idratazione.
La decisione della clinica friulana è stata accolta con sobrietà dal padre di Eluana. «Ringraziamo la direzione generale e la direzione sanitaria della casa di cura - ha dichiarato a suo nome l’avvocato Franca Alessio - per la grande umanità, disponibilità e generosità dimostrata fino all’emanazione della direttiva del ministro». Ma la battaglia di Beppino Englaro non si ferma qui.

È già stato presentato un ricorso al Tar contro il rifiuto della Regione Lombardia di indicare una struttura dove sia possibile sospendere le cure alla giovane. «L’udienza è fissata per il 22 gennaio - spiega l’Alessio -. Staremo a vedere quello che succederà».
Nel frattempo il fronte per la sospensione delle cure ad Eluana incassa un altro rifiuto. Con una lettera aperta al quotidiano Avvenire, dodici direttori delle strutture Hospice dell’Emilia Romagna hanno respinto l’appello con il quale 256 cittadini chiedevano che la Regione accogliesse la giovane. «Sarebbe ben triste il passaggio dell’Emilia-Romagna da “terra della solidarietà” a “terra della morte” - hanno spiegato i medici -. L’Hospice è un luogo di cura per i pazienti in fase avanzata e terminale della vita».

Ed Eluana «non è una paziente terminale, ma una grave disabile che necessita di idratazione, nutrizione e assistenza».
Ma le polemiche infuriano anche a livello politico. «Io concordo pienamente con l’iniziativa del governo e del ministro Sacconi, per cui ho una posizione molto netta», commenta il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini. Mentre il senatore del Pd Ignazio Marino accusa la maggioranza «di intromettersi in ogni tipo di decisione dei cittadini», violando la libertà di cura e le sentenze della Corte Costituzionale.

«La decisione della clinica di Udine - ha commentato il sottosegretario dell’Interno Alfredo Mantovano - di non accogliere Eluana Englaro dimostra che il decreto della Corte di appello di Milano, confermato dalla Cassazione, non è eseguibile senza trasformarsi in una diretta lesione del diritto alla vita, e quindi in un omicidio».