Eluana, il Guardasigilli: "Ora serve una legge" Chiesa: "Grave sconfitta"

Dopo la sentenza della Cassazione si avvicina il trasferimento della donna in una struttura sanitaria attrezzata per l'interruzione dell'alimentazione. Ricorso alla Corte di giustizia Ue di 34 associazioni

Milano - Archiviata la battaglia legale è scattato il conto alla rovescia per Eluana Englaro. Entro pochi giorni, infatti, potrebbero iniziare le procedure per interrompere l’alimentazione forzata che tiene in vita la donna, in coma dal gennaio 1992. Sono già state individuate alcune strutture sanitarie, una delle quali è a Udine. "Tutto avverrà come minuziosamente aveva già stabilito la Corte d’appello di Milano - spiega il professor Carlo Alberto Defanti, neurologo che ha in cura Eluana da anni -. Le strutture ci sono ma dobbiamo attendere che ci sia anche un posto disponibile, si tratta solo di attendere i tempi tecnici, poi Eluana potrà essere trasferita e saranno avviate le procedure come stabilito".

Diverse strutture in Friuli Tra le cliniche individuate diverse sono in Friuli, terra d’origine del padre di Eluana, Beppino Englaro. A Paluzza, dove è nato, dovrebbe essere sepolta la donna. Per accompagnarla verso la morte sono girati i nomi dell’ospedale Santa Maria della Misericordia o dell’Istituto Gervasutta di Udine. Ma pare ci siano stati contatti anche con strutture a Tolmezzo, Gemona, Latisana.

Alfano: "Il parlamento legiferi" "È un momento di grave turbamento. Chi crede nel Signore prega per lei. Come ministro di questo Stato dico che il parlamento è chiamato a riempire questo vuoto normativo". Non usa giri di parole il ministro della Giustizia Angelino Alfano. "Un parlamento che ha già sollevato il conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale e quindi segue con grande attenzione il movimento parlamentare intorno a quella legge che potrebbe colmare il vuoto in atto".

Le suore di Lecco: "Lasciatela con noi" "Se c’è chi la considera morta, lasci che Eluana rimanga con noi che la sentiamo viva": lo scrivono, in una nota, le suore della clinica Beato Luigi Talamoni di Lecco dove la donna è al momento ricoverata. "Noi tutte suore della clinica continuiamo a servire la vita di Eluana e di tutti i nostri pazienti. La nostra speranza è che non si procuri la morte per fame e sete ad Eluana e a chi è nelle sue condizioni. Per questo affermiamo la nostra disponibilità a continuare a servire - oggi e in futuro - Eluana". "Se c’è chi la considera morta - concludono le religiose - lasci che Eluana rimanga con noi che la sentiamo viva. Non chiediamo nulla in cambio, se non il silenzio e la libertà di amare e donarci a chi è debole, piccolo e povero".

Il cardinale Tettamanzi La vicenda di Eluana si sta avviando a "una conclusione irragionevole e violenta" secondo l’arcivescovo di Milano, il cardinale Dionigi Tettamanzi, che ha scritto oggi una lettera alle suore Misericordine di Lecco, che da anni accudiscono la donna in stato vegetativo nella clinica dove è ricoverata. Il cardinale ha rivolto anche una supplica a Dio. "A Lui chiedo - ha scritto - che non lasci mancare un’estrema opportunità di ripensamento a quanti si stanno assumendo la gravissima responsabilità di procurarle la morte, privando dell’acqua e del nutrimento questa sua amata creatura".

Ricorso alla Corte di giustizia Ue Entro martedì prossimo un gruppo di tre organizzazioni, in rappresentanza di 34 associazioni, presenterà un ricorso alla Corte europea di Strasburgo sui diritti dell’uomo contro la sentenza sul caso di Eluana. Lo si apprende dai legali che stanno curando la stesura dell’atto, Rosaria Elefante e Alfredo Granata, per conto di Vive onlus, Federazione nazionale associazioni trauma cranico e Rete. "Impugneremo sia il decreto emesso dalla Corte d’appello di Milano a luglio, sia la sentenza della Cassazione di ieri", fanno sapere i legali.

Il dolore della Santa Sede La sentenza del caso Englaro rappresenta una sconfitta per il mondo cattolico che questa volta però non può lamentare l’assenza delle proprie ragioni dal dibattito pubblico e dai media. C’è anzi una complessità di questa vicenda e in particolare del rapporto fra progresso scientifico e persona, che forse non è stato affrontato fino in fondo da quanti difendono la vita dal suo concepimento alla morte naturale. Tuttavia resta il fatto che la conclusione del caso Englaro si profila come l’introduzione di fatto dell’eutanasia in Italia. È quanto rileva l’Osservatore romano in un commento in prima pagina sul caso di Eluana Englaro affidato a Lucetta Scaraffia dal titolo: "Di fronte a una sconfitta. Per un esame di coscienza". Nel testo si afferma: "La sentenza per Eluana Englaro — che significa, come è stato detto da autorevoli voci, l’introduzione di fatto dell’eutanasia in Italia — costituisce una sconfitta per tutti, non solo per il mondo cattolico". Tuttavia "non basta dire che la secolarizzazione e l’individualismo esasperato stanno sostituendo i principi di una antica tradizione religiosa e culturale un tempo ben radicata nella società, né che i media si sono espressi in modo sbilanciato a favore della morte della ragazza: questa volta — bisogna ammetterlo — i mezzi di comunicazione sociale sono stati più onesti che in altre occasioni, e la voce dei cattolici si è potuta far sentire anche al di fuori dei media d’ispirazione cattolica". E ancora "si sa che su temi gravi come la vita e la morte la Chiesa, soprattutto in Italia, esercita ancora una certa influenza, come si è visto per la legge sulla procreazione assistita". Il problema è che però "questa volta sembra che la voce del pensiero cattolico sia stata poco ascoltata, come se le ragioni che portava a favore della vita di Eluana non fossero abbastanza convincenti". Al di là del meccanismo del "caso pietoso", scattato anche in questa occasione in riferimento alla sofferenza del padre, ci sono latri aspetti che i cattolici non hanno saputo affrontare fino in fondo. Perchè se proprio il cristianesimo insegna ad affrontare la sofferenza, in questa vicenda entravano anche altri elementi.