Eluana, la morte trasformata in farsa ideologica

Sembra che siamo riusciti a trasformare anche la tragedia di Eluana Englaro in una farsa, nella solita farsa all’italiana, dove del giudizio dell'uomo, della sua libertà e della sua capacità di discernimento non rimane più altro che lo scheletro ideologico.
La clinica «Città di Udine», dipendente - va ricordato - da una Regione a statuto autonomo, ha detto no alla richiesta di farsi ospite della morte di Eluana. Si trattava infatti di ricevere nella propria struttura una persona che deve essere lasciata morire. Che la clinica friulana si sarebbe tirata indietro, lo si era già capito, visto che già a metà dicembre il suo amministratore delegato aveva paventato intimidazioni e ritorsioni da parte del ministro Sacconi.
Il sospetto che ci si voglia liberare della patata bollente facendo nello stesso tempo la figura dell'anima bella vittima di un governo dispotico è molto forte. È un film che abbiamo visto troppe volte. La trasformazione della tragedia in una frittata politica era nell'aria da tanto tempo.
Mentre la sentenza della Cassazione - che entra pesantemente nel merito del problema con argomentazioni non certo indiscutibili - è assunta come sacra, mari di fango vengono gettati sul ministro Sacconi e sul suo famigerato «atto d'indirizzo».
E poco conta che l'atto di indirizzo di Sacconi segua una convenzione Onu (art. 25, comma F), presa all'indomani del caso Terry Schiavo, nonché il codice deontologico sia dei medici che degli infermieri, il quale - come ricorda il dott. Bertoglio, direttore dell'ospedale di Lecco, cui per primo si rivolse Beppino Englaro dopo la sentenza della Cassazione - «dice che anche in assenza e nell'impossibilità di essere efficaci terapeuticamente, comunque l'accudire la persona e il dar da bere e da mangiare va garantito».
Ci si è messo poi anche il papà di Eluana, l'ormai a tutti caro Beppino Englaro, che dopo aver annunciato il silenzio stampa si è presentato da Fabio Fazio per il suo one man show. Insomma, l'impressione è che si sia fatto veramente di tutto per confondere le idee e per gettare tutta la vicenda sul solito piano ideologico.
Tutti sappiamo che la sentenza della Cassazione dà a Beppino Englaro pieno diritto di far morire sua figlia. Ma a lui adesso la vittoria in sede gudiziaria non è sufficiente, vuole che sia la pubblica sanità a farsi carico di questo strazio. Vuole l'affermazione di principio, e si ha quasi il sospetto che questa sia la cosa che gli interessa di più.
Forse questo papà, a cui è capitata (non dimentichiamolo mai) la cosa più terribile che possa capitare a un papà, sta confondendo le carte. O forse è stata la confusione generale a sopraffarlo. Fatto sta che, anche grazie al suo contributo, la battaglia si sta trasformando in una battaglia ideologica per il principio dell'eutanasia, e che Eluana è diventata un elemento tutto sommato marginale della vicenda. Dopo tutto questo can-can, le parole più umane pronunciate sulla povera Eluana restano quelle delle suore della Misericordia di Lecco, che la stanno ospitando.
C'è una differenza tra fede e ideologia, di cui nessuno parla, e che io ho imparato a mie spese. Questa differenza non sta nel contenuto: si può professare la fede cristiana oppure l'ideologia cristiana, la fede comunista oppure l'ideologia comunista, la fede liberale oppure l'ideologia liberale.
La differenza sta in questo: che l'ideologia usa sempre il contenuto della fede come strumento di controllo sociale. Le idee di Beppino Englaro vanno rispettate, così come il suo dolore. Ma non dobbiamo nasconderci che la battaglia sta scivolando ormai sul piano strumentale. Speriamo che alla fine vinca la ragione, perché a questo punto il potere dei luoghi comuni rischia di crescere a dismisura.