Eluana, padre indagato per omicidio volontario Biotestamento, Schifani: "L'esame può slittare"

Denuncia dell’associazione &quot;Scienza e vita&quot; alla procura di Udine per la morte di Eluana: 14 indagati, anche l’anestesista De Monte. Il cardinale Barragan: &quot;Se ha ucciso la figlia allora è un assassino&quot;. Appello del presidente del Senato: <strong><a href="/a.pic1?ID=332179" target="_blank">&quot;Più tempo per arrivare a un testo condiviso&quot;</a></strong><br />

Udine - Il caso Eluana Englaro non conosce battute d’arresto. Colpo di scena nell’inchiesta sulla morte di Eluana: la Procura ha aperto un fascicolo ipotizzando l’accusa di omicidio volontario aggravato per 14 persone. La notizia è stata pubblicata oggi da "Il Messaggero Veneto". Fra le persone denunciate Beppino Englaro, padre di Eluana, il primario anestesista Amato De Monte e tutti gli infermieri che hanno seguito Eluana durante il suo ricovero alla casa di riposo "La Quiete" di Udine.

Anche l'anestesista Il fascicolo aperto come "atti non costituenti notizia di reato", perciò senza indagati, è stato iscritto con l’ipotesi dell’omicidio volontario aggravato e la rosa degli indagati è individuata nelle persone che hanno voluto, disposto e messo in pratica il protocollo per "accompagnare" Eluana verso la morte. Così, oltre a Beppino Englaro e al primario anestesista De Monte, sono stati iscritti nel registro degli indagati gli altri componenti l’équipe. Nessuno di questi - si legge ancora nell’articolo - è stato finora raggiunto da informazioni di garanzia perché al momento per l’inchiesta non si sono resi necessari atti ’esternì che comportassero le garanzie difensive.

Procedimento atteso Del resto il procuratore di Udine Antonio Biancardi lo aveva detto all’indomani della morte di Eluana: "Valuterò personalmente tutti gli esposti che sono stati presentati e cercherò prove a conferma dei reati ipotizzati in essi". E lo stesso avvocato Giuseppe Campeis, che difende De Monte, subito dopo il decesso della Englaro aveva affermato: "Adesso comincia la vera inchiesta giudiziaria".

Englaro: "Sapevo che sarebbe arrivato" "Doveva arrivare prima o poi, lo sapevo che doveva arrivare". Non è sorpreso Beppino Englaro per la denuncia del comitato "Verità e Vita" che ha portato la procura di Udine ad aprire un’inchiesta in cui lui e altre 13 persone sono state iscritte nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio per la morte della donna avvenuta lo scorso 9 febbraio. "Me l’aspettavo" ha detto Englaro, ricordando che in passato da più parti erano state annunciate denunce.

Barragan: "Se ha ucciso è omicidio" "Abbiamo un comandamento, il quinto, che dice non uccidere. Chi uccide un innocente commette un omicidio e questo è chiaro. Se Beppino Englaro ha ammazzato allora è un omicida; se non ha ammazzato Eluana allora non è un omicida". Lo ha affermato il cardinale Javier Lorzano Barragan, presidente del pontificio consiglio per gli operatori sanitari per la pastorale della salute. Questo, ha detto Barragan, "mi sembra totalmente chiaro. Io affermo il principio che nella legge di Dio il quinto comandamento dice di non uccidere. Già una volta ho parlato con Beppino Englaro - ha affermato il cardinale Barragan - e penso di non dover aggiungere nulla di più. In una conversazione che ho avuto con lui - ha reso noto - gli ho detto ciò che pensavo e Beppino Englaro ha reagito arrabbiandosi molto e dicendo che io lo catalogavo come assassino". Ma, ha precisato il cardinale Barragan, "quello che dico è che questo è il comandamento e se qualcuno lo infrange allora è un assassino. Penso che questo - ha concluso - sia un ragionamento non polemico, ma logico".

Garante Privacy: "Tutelare la dignità" Il Garante della Privacy interviene riguardo alle "notizie sulla eventuale diffusione di foto di Eluana Englaro, scattate durante il suo ultimo ricovero", richiamando l’attenzione dei mezzi di informazione "sulla circostanza che, a quanto è dato sapere, si tratterebbe di foto scattate per finalità di documentazione clinica e per sole esigenze di trattamento sanitario. La famiglia ha, peraltro, già fatto più volte sapere, anche tramite i suoi legali, che qualunque diffusione di queste foto deve ritenersi esclusa". L’Authority per la protezione dei dati personali raccomanda, quindi, "il massimo rispetto non solo delle regole deontologiche che impongono ai media di tutelare sempre la dignità della persona e in particolare del malato, ma anche delle regole giuridiche che vietano la pubblicazione di referti medici o di documentazione sanitaria". Il Garante "rammenta, inoltre, che le stesse regole non consentono, contro la volontà degli interessati, la pubblicazione di foto o altra documentazione fatta acquisire per scopi personali".