Eluana, il papà insiste: "Staccherò io il sondino"

Beppino Englaro continua la sua battaglia: "Attendiamo di sapere se dobbiamo aspettare i 60 giorni del ricorso della procura". Poi sui dettagli tecnici: "Potrei essere io a staccare il sondino, ma stiamo cercando la struttura adatta". E chiede riservatezza

Lecco - Questione di giorni. Non è stato ancora deciso quando e dove verrà trasferita Eluana Englaro per dare esecuzione alla sentenza emessa due giorni fa dai giudici della Corte d’Appello civile di Milano. Ma Beppino Englaro, tutore legale della ragazza dal 1997, non ha dubbi: andrà avanti. Ora resta solo da attendere il parere dei legali per capire se si può procedere immediatamente o occorre aspettare i 60 giorni di tempo che ha la procura per fare ricorso. "Non abbiamo ancora deciso come muoverci - ha detto -. Non è facile attenersi a tutti gli obblighi di legge. Finora abbiamo sempre rispettato la legalità. Quel che è certo è che ora si tratta di giorni, che siano due o tre o sessanta non conta. Ormai non sono più anni".

Subito L’interesse di Eluana comporta "il disporre l’interruzione dei trattamenti di sostegno vitale artificiale in atto, quale è stata autorizzata e di cui si sta valutando l’attuazione nel più rigoroso, pieno e trasparente rispetto di ogni direttiva e indicazione espressa in sede giurisdizionale". È questa la valutazione del padre e tutore Beppino Englaro, in accordo con la curatrice speciale avvocato Franca Alessio, resa nota con un comunicato che ricorda il carattere esecutivo del pronunciamento della Corte d’Appello di Milano. Beppino Englaro ha anche richiamato la stampa all’esigenza di rispettare la riservatezza per la dignità personale di Eluana.

Dove Difficile individuare una struttura dove accompagnare verso la morte Eluana. La sentenza parla di "un hospice o di altro luogo di ricovero". In ogni caso bisognerà trasferirla dalla casa di cura "Beato Luigi Talamoni" gestita dalle Suore Misericordine che "non sospenderanno mai l’alimentazione a Eluana". In merito Englaro spiega: "Stiamo cercando la struttura dove farlo. Per certo non entreremo mai in una struttura con medici obiettori. E quello che posso dire è che l’ospedale di Lecco non è una struttura che può essere presa in considerazione. Il Manzoni non c’entra". Il papà di eluana prende anche le distanze dalla posizione assunta ieri dell’ospedale lecchese. "È diventata una situazione così confusa quando invece è così limpida - si è limitato a dire -. Ha fatto tutto Massei io non sono mai intervenuto e non lo farò mai. Non non abbiamo alcuna confusione in testa. La sentenza è chiara e di massimo livello e noi vogliamo agire al massimo livello con trasparenza cristallina".

Sondino Alla iniziale disponibilità ad aiutare la ragazza in questa ultima fase della sua vita, espressa dal primario Riccardo Maffei, ieri è arrivato il dietrofront del professore che con una dichiarazione ufficiale chiarisce che la sua posizione "è sempre stata e sempre sarà per la vita, qualunque essa sia". Per il papà di Eluana, che da circa nove anni si batte per poter staccare la spina alla figlia, togliere il sondino che la alimenta e la idrata non è un problema. "Non ho ancora chiarito se sarò io a togliere il sondino a Eluana. Ma non è un problema né per me né per un medico".