Eluana, Sacconi duro: "Un dovere alimentarla" Ma una clinica si offre

La struttura sanitaria Quiete di Udine disposta ad accogliere la donna. Ma il ministro chiarisce la sua posizione contraria. Intanto a Milano è iniziata l'udienza davanti al Tar sul ricorso di Beppino Englaro. E il cardinale di Torino invita a fer obiezione di coscienza criticato dalla governatrice

Milano - Potrebbe essere arrivata la svolta la vicenda di Eluana Englaro, la donna che da diciassette anni vive in stato vegetativo. La clinica "Quiete" di Udine è disposta ad accogliere Eluana Englaro. Lo ha detto oggi la presidente della struttura Ines Domenicali. "Il sindaco di Udine è stato contattato nei giorni scorsi dalla famiglia Englaro - ha detto Domenicali - che a sua volta ci ha interpellato per conoscere la nostra disponibilità al ricovero. Al momento - ha aggiunto - stiamo verificando questa ipotesi". La clinica si è dunque detta disponibile ad accogliere Eluana dopo la rinuncia della clinica Città di Udin giunta all’indomani dell’atto d’indirizzo del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi.

Sacconi resiste "È un dovere per il servizio sanitario nazionale idratare e alimentare qualunque persona": lo ribadisce il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, intervenendo per fare chiarezza su quelle che definisce "le molte inesattezze formali e sostanziali, accompagnate talora da una campagna ideologica che di un caso specifico vuol fare una regola generale". Il provvedimento della Corte di Cassazione sul caso Englaro, ha anche spiegato il ministro Sacconi in una nota, "oltre ad avere efficacia solo nel caso specifico, attribuisce una mera facoltà al tutore della signora Eluana Englaro, senza disporre alcun obbligo specifico a carico di una struttura del servizio sanitario nazionale". L’obbligo di alimentazione citato da Sacconi, si colloca, spiega lo stesso, nell’ambito dei Livelli Essenziali di Assistenza, per i quali l’articolo 117 della Costituzione prevede la competenza esclusiva dello Stato, il cui compito è quindi quello di garantirne il rispetto nell’intero territorio nazionale.

Iniziata l'udienza al Tar Lombardia È cominciata davanti ai giudici della terza sezione del Tar della Lombardia l’udienza relativa alla richiesta di sospensione promossa da Beppino Englaro contro il provvedimento con cui lo scorso settembre la Regione Lombardia aveva negato al personale sanitario di tutte le strutture pubbliche e private della Lombardia di effettuare la sospensione dell’idratazione e dell’alimentazione artificiale, così come aveva disposto il decreto dei giudici della Corte d’Appello Civile di Milano. In aula ci sono solo il professor Vittorio Angiolini, legale di Englaro, e l’avvocato Franca Alessio, curatrice speciale di Eluana, la donna che è in stato vegetativo permanente da 17 anni. Il padre Beppino invece non è presente all’udienza.

Poletto ai medici: "Facciano obiezione" "La chiesa è contraria all’accanimento terapeutico. Ma qui non siamo in un caso di accanimento. Qui dobbiamo decidere se continuare ad alimentare una persona o lasciala morire di fame. Lasciare morire di fame qualcuno che è ridotto a uno stato vegetativo è eutanasia e la chiesa è contraria all’eutanasia come a ogni forma di negazione della vita", ha detto a Repubblica il cardinale di Torino Saverino Poletto. "Le legge di Dio non può mai essere contro l’uomo - spiega il cardinale - la legge di Dio è sempre per l’uomo. Andare contro la legge di Dio significa andare contro l’uomo. Dunque, se le due leggi entrano in contrasto è perchè la legge dell’uomo non è una buona legge e si rivelerà tale dai suoi frutti". Alla domanda se un cattolico deve disobbedire alla legge dell’uomo, il cardinale risponde: "Un cattolico rispetta le leggi e rispetta la sua coscienza. Per questo esiste la possibilità di fare obiezione quando l’applicazione di una legge contrasta con i propri convincimenti profondi". "Nessuna legge umana può andare contro le coscienze costringendoci a commettere atti che sono in grave contrasto con i nostri convincimenti più profondi - aggiunge il cardinale Poletto - Questo vale per il medico chiamato a praticare un aborto ma anche per chi fosse costretto a staccare il sondino di Eluana o per il farmacista che si rifiuta di vendere una certa pillola". "Al padre di Eluana - conclude il cardinale - dico di continuare ad affidarsi alle religiose che da tanti anni si sono prese cura di sua figlia con amore e dedizione. E prego per lui perchè la sua sofferenza è grande".

Bresso: "Non siamo Ayatollah" "Non viviamo in una repubblica di ayatollah, nella quale il diritto religioso fa premio sul diritto civile", ha replicato il presidente del Piemonte, Mercedes Bresso, intervenendo a su Radio 24. "Non entro in merito alle dichiarazioni del cardinal Poletto che invita i medici cattolici all’obiezione di coscienza - ha aggiunto Bresso - perché sono valutazioni religiose. Ma dico che l’obiezione di coscienza che nel nostro Paese è consentita solo per l’interruzione di gravidanza, evidentemente sarebbe rispettata anche in un caso del genere. Nessuno può essere obbligato a fare qualcosa se ritiene di non poterlo fare". "Se fossi un medico e mi fosse chiesto di applicare il decreto - ha detto la Bresso - lo farei, ma con la morte nel cuore. Ma penso che sia altrettanto disumano pretendere che per un tempo infinito una persona che non è più in stato di vita debba essere tenuta artificialmente in vita con lo strazio e della famiglia. La morale propria comunque non deve essere mai applicata agli altri". Alla domanda se vi siano stati contatti con la famiglia Englaro, Bresso ha infine risposto: "C’erano stati in passato. Non posso giurare che non ci siano stati contatti ora. Ma se mai ci fossero non lo dichiareremmo".