Eluana, Sacconi indagato per violenza privata E lui: "Mio dovere agire"

Il ministro del Welfare è stato indagato dalla procura di Roma con l’accusa di
violenza privata in merito al caso di Eluana Englaro. Gli atti
predisposti in seguito ad una denuncia dei Radicali. La replica: "Intento chiaramente intimidatorio"

Roma - Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, è stato indagato dalla Procura di Roma con l’accusa di violenza privata, in merito al caso di Eluana Englaro. Gli atti, predisposti in seguito ad una denuncia dei Radicali, sono stati inviati per competenza al Tribunale dei Ministri che dovrà valutare la fondatezza delle accuse. "Non ho compiuto atti 'violenti' verso alcun erogatore sanitario - ha replicato il ministro - per cui attendo fiducioso la rapida conclusione di questa iniziativa giudiziaria, per la quale l’intento dei querelanti appare, esso sì, intimidatorio".

La procura di Roma indaga Secondo quanto si sottolinea a piazzale Clodio l’avvio dell’inchiesta è "un atto dovuto", in seguito alla querela presentata nei confronti di Sacconi. Nella denuncia presentata dai Radicali e depositata alcune settimane fa dall’avvocato Giuseppe Rossodivita, si ipotizzava il reato di violenza privata aggravata nei confronti dei sanitari della casa di cura Città di Udine e chiedeva di verificare in che termini le affermazioni di Sacconi avessero impedito di dar corso al decreto della corte d’appello di Milano. "A nostro parere dopo le verifiche del tribunale dei ministri gli atti dovranno essere mandati alla giunta delle autorizzazioni a procedere - ha detto l’avvocato Rossodivita - pensiamo che sarebbe giusto che Sacconi non si trincerasse dietro i benefici delle attribuzioni del parlamentare e del ministro e si lasciasse, nel caso, processare".

Sacconi: "Era un mio dovere agire" "Non ho compiuto atti 'violenti' verso alcun erogatore sanitario, per cui attendo fiducioso la rapida conclusione di questa iniziativa giudiziaria, per la quale l’intento dei querelanti appare, esso sì, intimidatorio". Di fronte all’ennesimo tentativo di "conferire dimensione penale alla legittima azione politico-amministrativa, segno della non risolta anomalia italiana", il ministro Sacconi ribadisce la propria serenità: "Ho assunto con scienza e coscienza l’atto di indirizzo rivolto all’intero Servizio sanitario nazionale". E spiega: "Ho ritenuto mio dovere farlo - prosegue il ministro - perchè Ponzio Pilato non fu certo un esempio di buon governo. Ho preso peraltro a fondamento della mia determinazione atti quali il parere del Comitato nazionale di bioetica e la Convenzione dell’Onu sui disabili, il cui disegno di ratifica è all’esame del Parlamento".

La casa di cura: "Pausa di respiro" "Dopo giornate molto concitate - ha detto oggi Roberta Zavagno, portavoce della clinica udinese - ci prendiamo due giorni per una pausa di respiro e dunque non rilasciamo alcuna dichiarazione". Ieri la "Città di Udine" aveva reso noto di aver rinunciato ad accogliere Eluana Englaro, per attuare la sentenza che autorizza la sospensione dell’alimentazione e idratazione artificiale. La decisione è stata presa, dopo circa due mesi di approfondimenti di carattere tecnico e amministrativo, conseguenti all’atto di indirizzo di Sacconi, che aveva definito" illegale" la sospensione dei trattamenti di alimentazione artificiale su pazienti in stato vegetativo in tutte le strutture del sistema sanitario nazionale. Sulla base di tali approfondimenti, la clinica ha ritenuto "probabile" che, in caso di accoglienza di Eluana, "il Ministro potrebbe assumere provvedimenti che, per quanto di validità temporanea proprio in virtù delle specifiche pertinenze delle Istituzioni, metterebbero a repentaglio l’operatività della struttura, e quindi il posto di lavoro di più di 300 persone, oltre che di quelli delle società controllate, ed i servizi complessivamente erogati alla comunità".