Eluana, Sacconi replica alla procura di Roma: "Non sono intimidito"

La procura di Roma  ha aperto un fascicolo a carico del ministro per violenza privata. E lui: "Atto doveroso di indirizzo
al servizio sanitario". E puntualizza: "In linea alla legislazione italiana e alle carte
dell’Onu"

Roma - "Assurdo che questo atto sia stato attratto in una dimensione penale. Questa sì che è un’intimidazione, ma io non sono un tipo che si fa intimidire". Così il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ha commentato da Londra la sua condizione di indagato presso la procura di Roma in seguito alla denuncia dei radicali sull’atto di indirizzo collegato al caso di Eluana Englaro. Il responsabile del Welfare, a Londra per un incontro con il suo omologo britannico, ha spiegato nel corso di un incontro con la stampa italiana: "È stato un atto di governo doveroso, di indirizzo al servizio sanitario nazionale affinchè avesse comportamenti omogenei sul dovere di alimentazione ed idratazione delle persone in disabili, in ossequio alla legislazione italiana e alle carte dell’Onu".

Sacconi non molla "Si è trattato - ha proseguito Sacconi - di un atto responsabilmente assunto. Ho sempre detto che Ponzio Pilato non fu un buon esempio di governo. Tutte le posizioni, in una materia così delicata, vanno rispettate. Ma è assurdo che un atto del genere sia stato attratto in una dimensione penale. Questa sì che è un’intimidazione, ma io non sono un tipo che si fa intimidire".

Il cardinal Caffarra fa muro L’arcivescovo di Bologna Cardinale Carlo Caffarra interviene sul caso di Eluana Englaro per chiedere che la donna in stato vegetativo non venga fatta morire in una struttura sanitaria dell’Emilia Romagna. Un’eventualità, afferma il porporato in una nota, che sarebbe "contro Dio" e contraria alla Costituzione. "A quanto è dato fino a questo momento di sapere - afferma Caffarra - l’ipotizzato ricovero di Eluana Englaro in una struttura sanitaria della nostra Regione sarebbe non per la vita ma per la soppressione della vita. Come cristiano e come Vescovo - sicuro interprete anche dei miei confratelli dell’Emilia Romagna - debbo denunciare con ogni forza che il porre in essere una tale eventualità sarebbe un atto gravissimo in primo luogo contro Dio, Autore e Signore della vita; e poi contro ogni essere umano, che vedrebbe così violata, perché negata nei fatti e anche in linea di principio, quella dignità della persona che invece permane sempre, in ogni circostanza, e sopravvive alle più crude offese della malattia: persino nella estrema fragilità e impotenza di una condizione deprivata della coscienza". "La vita umana innocente non è un bene che si possa espropriare", prosegue l’arcivescovo di Bologna. "Come cittadino non posso non rilevare che anche la nostra Regione - come le altre - non può sciogliere nessuno dal dovere di ossequio sostanziale ai valori della nostra Carta Costituzionale, la quale né consente pratiche eutanasiche né ammette che si possa negare ad alcuno il sostegno vitale dell’alimentazione e dell’idratazione. Quando avviene che una società trasforma in licenza di uccidere, o di uccidersi, una legittima libertà di scelta del trattamento terapeutico, è tempo che quella società faccia una seria riflessione sul suo destino".

Il Pdl contro la sospensione di cure in Emilia Romagna "L’Emilia Romagna deve restare terra di solidarietà, non deve diventare una regione dove in sanità si può dare la morte". Questo in sintesi il contenuto della risoluzione che diversi esponenti della Pdl hanno presentato in Regione per dire "no" all’eventualità che Eluana Englaro possa essere portata in qualche struttura dell’Emilia Romagna per porre fine ai suoi giorni, dopo il rifiuto della clinica di Udine. "Le strutture sanitarie - scrivono alcuni esponenti del Pdl - hanno come scopo fondamentale e non derogabile quello di assistere la vita, non di favorire la morte. Tale scopo rappresenta il fondamento coerente della stessa immagine che questa regione si è sempre voluta dare, ovvero di essere una regione di solidarietà e coesione sociale".